Una bocciatura annullata per una singola insufficienza in matematica, a fronte di una diagnosi certificata di discalculia: è questa, in sintesi, la decisione del TAR Liguria che ha fatto discutere nelle ultime settimane. La sentenza — emessa nell’ottobre 2026, oltre un anno dopo la decisione scolastica originaria — rimette al centro del dibattito un tema cruciale: quanto pesa davvero un voto in matematica quando lo studente ha un disturbo specifico dell’apprendimento che riguarda proprio i numeri? Il punto è che la risposta, almeno sul piano giuridico e pedagogico, non può essere quella di fermare un ragazzo senza considerare il quadro complessivo.
Cosa ha stabilito il TAR Liguria e perché conta
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria ha annullato la bocciatura di uno studente con discalculia certificata, ritenendo illegittima una decisione basata esclusivamente sull’insufficienza in matematica. Non si tratta di un caso isolato nel panorama giudiziario scolastico, ma questa sentenza ha una particolarità che la rende significativa: già nella fase cautelare — cioè prima ancora della sentenza definitiva — il TAR era intervenuto ordinando l’ammissione con riserva alla classe successiva. In pratica, lo studente ha potuto frequentare l’anno scolastico successivo mentre il ricorso era ancora in corso.
Questo dettaglio non è secondario. Significa che il giudice amministrativo ha ritenuto fin da subito che ci fosse un fumus boni iuris — cioè una ragionevole apparenza di fondatezza del ricorso — sufficiente a giustificare un intervento immediato. La scuola coinvolta, un istituto ligure, si è vista quindi prima sospendere cautelarmente il proprio provvedimento e poi, con la sentenza definitiva, vedere quell’atto annullato del tutto.
Il nodo centrale, nella questione bocciatura discalculia TAR, è semplice quanto dirompente: non si può bocciare uno studente con DSA certificato basandosi unicamente sul voto insufficiente nella materia direttamente compromessa dal disturbo, senza valutare il percorso complessivo, le misure adottate e il progresso rispetto agli obiettivi stabiliti nel Piano Didattico Personalizzato.
Discalculia: cosa dice la normativa e cosa spesso si dimentica
La Legge 170 del 2010 riconosce i disturbi specifici dell’apprendimento — dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia — come condizioni che richiedono misure compensative e dispensative. Non si tratta di agevolazioni arbitrarie: sono strumenti didattici obbligatori, che la scuola deve mettere in campo non appena viene presentata una diagnosi rilasciata da un servizio sanitario accreditato.
La discalculia, in particolare, è un disturbo che riguarda l’elaborazione dei numeri, il calcolo mentale, la comprensione delle quantità e delle relazioni spaziali legate alla matematica. Non è pigrizia, non è scarso impegno: è una differenza neurologica nel modo in cui il cervello processa certi tipi di informazione. Uno studente discalculico può avere ottime capacità di ragionamento logico, ma faticare enormemente con le operazioni di base o con la memorizzazione delle tabelline.
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Il Piano Didattico Personalizzato — il cosiddetto PDP — è lo strumento con cui la scuola declina concretamente queste misure: tempi aggiuntivi durante le verifiche, uso della calcolatrice, valutazioni che tengano conto del percorso e non solo del risultato numerico. Quando questo strumento non viene applicato correttamente, o quando la valutazione finale ignora il disturbo certificato, si apre uno spazio di illegittimità che il giudice amministrativo può censurare.
Cosa rischiano le scuole che ignorano il PDP in sede di scrutinio
La sentenza del TAR Liguria non è un caso isolato nel panorama della giurisprudenza amministrativa italiana. Negli anni si sono accumulati precedenti che confermano un orientamento abbastanza consolidato: la bocciatura di uno studente con DSA deve essere motivata in modo rigoroso, deve tenere conto del PDP, delle misure adottate durante l’anno e del percorso complessivo — non può ridursi a una sola voce negativa nel tabellone dei voti.
Questo non significa che uno studente con discalculia non possa mai essere bocciato. Significa che la decisione deve essere proporzionata, documentata e coerente con il quadro normativo. Il consiglio di classe, in sede di scrutinio, è chiamato a una valutazione collegiale che consideri:
- se il PDP è stato redatto e applicato correttamente durante l’anno;
- se le misure compensative e dispensative sono state effettivamente messe in atto;
- se la valutazione finale riflette il progresso rispetto agli obiettivi personalizzati, e non solo il confronto con gli standard della classe;
- se il voto insufficiente riguarda la materia direttamente compromessa dal disturbo certificato.
Quando questi elementi non vengono considerati — o peggio, quando non vengono documentati nei verbali di scrutinio — la scuola si espone a un ricorso al TAR che, come dimostra il caso ligure, può concludersi con l’annullamento del provvedimento.
Cosa possono fare famiglie e studenti in situazioni analoghe
Se una famiglia si trova in una situazione simile — studente con DSA certificato, bocciatura basata su una singola insufficienza nella materia compromessa dal disturbo — il percorso da seguire è abbastanza definito, anche se non privo di complessità.
Il primo passo è richiedere copia di tutti i verbali: verbale del consiglio di classe, verbale di scrutinio, copia del PDP adottato durante l’anno. Questi documenti sono fondamentali per valutare se la scuola ha agito in modo corretto e se la decisione è adeguatamente motivata. Occorre farlo tramite istanza di accesso agli atti, che la scuola è tenuta a evadere nei tempi previsti dalla normativa.
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Il secondo passo è rivolgersi a un legale specializzato in diritto scolastico o a un’associazione di tutela dei DSA, per valutare se esistono i presupposti per un ricorso. Il ricorso al TAR — come nel caso ligure — può essere accompagnato da una richiesta cautelare per ottenere l’ammissione con riserva alla classe successiva, evitando così che lo studente perda un anno scolastico mentre il procedimento è in corso.
Non è tanto una questione di “vincere contro la scuola”: il punto è garantire che la normativa sui DSA venga applicata davvero, non solo sulla carta. E quando questo non accade, il ricorso giurisdizionale è uno strumento legittimo che la legge mette a disposizione.
Le implicazioni per i docenti e i consigli di classe
Per chi lavora nella scuola, questa vicenda è un promemoria importante. La redazione del PDP non è un adempimento burocratico da sbrigare a settembre e poi dimenticare: è un documento vivo, che deve guidare la didattica e la valutazione per tutto l’anno. In sede di scrutinio, i docenti sono chiamati a motivare le proprie decisioni tenendo conto esplicitamente del disturbo certificato e delle misure adottate.
Bocciare uno studente con discalculia per un’unica insufficienza in matematica — senza documentare le ragioni, senza dimostrare che il PDP è stato applicato, senza considerare il percorso complessivo — espone la scuola a un annullamento giudiziario. E come mostra il caso del TAR Liguria, quel processo può durare più di un anno, con conseguenze concrete sulla vita dello studente e sulla credibilità dell’istituto.
Per approfondire il quadro normativo di riferimento, il portale del Ministero dell’Istruzione e del Merito dedicato ai DSA offre una raccolta aggiornata di linee guida, normativa e strumenti operativi per docenti e famiglie.
La sentenza del TAR Liguria non cambia le regole del gioco: le regole esistevano già, scritte nella Legge 170 e nelle linee guida ministeriali. Quello che fa questa decisione è ricordare, in modo molto concreto, che quelle regole vanno rispettate — e che quando non lo sono, esistono strumenti per farlo valere.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








