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PEI digitale: come compilarlo e progettare l’inclusione passo dopo passo

PEI digitale: come compilarlo e progettare l'inclusione
Il PEI digitale entra in vigore il 1° ottobre 2026 con il Decreto 170. Guida pratica per docenti su compilazione SIDI, struttura e progettazione inclusiva.

Il Piano Educativo Individualizzato è entrato nell’era digitale con il Decreto 170 del 30 settembre 2026, in vigore dal 1° ottobre 2026: da quel momento, compilarlo su carta o in un file Word non basta più. Docenti di sostegno, coordinatori di classe e referenti per l’inclusione devono fare i conti con la piattaforma SIDI del Ministero dell’Istruzione e del Merito, imparare una nuova procedura e, soprattutto, non perdere di vista l’obiettivo vero — progettare un percorso che funzioni davvero per ogni studente con disabilità. Il punto è che la transizione al PEI digitale non è solo un cambio di formato: è un cambiamento di metodo che coinvolge l’intero consiglio di classe, le famiglie e gli specialisti sanitari.

Cosa cambia con il Decreto 170 e perché riguarda tutti i docenti

Prima del Decreto 170, il PEI poteva essere redatto con strumenti diversi a seconda dell’istituto: moduli cartacei, template in PDF, documenti condivisi su drive. Il risultato era una frammentazione enorme — ogni scuola aveva il suo formato, la comparabilità dei dati era quasi impossibile, e la trasmissione delle informazioni tra ordini scolastici spesso si perdeva nei passaggi.

Con il decreto entrato in vigore il 1° ottobre 2026, la compilazione avviene esclusivamente sulla piattaforma SIDI (Sistema Informativo dell’Istruzione), gestita direttamente dal Ministero. Questo significa accesso con credenziali ministeriali, sezioni predefinite da completare in sequenza e dati che rimangono nel sistema — consultabili, in caso di continuità scolastica, anche dall’istituto successivo.

Non è tanto la piattaforma in sé a generare difficoltà, quanto la logica che la sottende: il PEI digitale non è un documento da compilare una volta e archiviare. È uno strumento dinamico, pensato per essere aggiornato durante l’anno, verificato nelle riunioni del GLO (Gruppo di Lavoro Operativo) e condiviso con tutti i soggetti coinvolti. Chi è abituato a ragionare in termini di “scheda da consegnare in segreteria” dovrà cambiare prospettiva.

La struttura del PEI digitale: sezioni e logica di compilazione

Per la scuola secondaria di secondo grado, la struttura del PEI su SIDI rispecchia quanto previsto dal D.I. 182/20 e successive modifiche introdotte dal D.I. 153/23. Le sezioni principali sono:

  • Composizione del GLO — chi partecipa, con quali ruoli e deleghe;
  • Osservazione dello studente — raccolta di informazioni su funzionamento, contesto familiare e scolastico;
  • Valutazione delle dimensioni — cognitiva, neuropsicologica, degli apprendimenti, socio-emotiva, comunicativa e sensoriale;
  • Barriere e facilitatori — analisi dell’ambiente secondo il modello ICF (International Classification of Functioning);
  • Organizzazione del progetto di inclusione — obiettivi, strategie, risorse;
  • PCTO e competenze — per gli studenti delle superiori, con riferimento ai percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento;
  • Interventi sul percorso curriculare — con indicazione delle modalità di valutazione e degli strumenti compensativi.

Ogni sezione va compilata in modo coerente con le precedenti: non si può inserire un obiettivo nella sezione “interventi” che non trovi riscontro nell’osservazione iniziale. Questa coerenza interna è uno dei punti più delicati — e spesso la fonte principale di blocco per chi si avvicina per la prima volta al PEI digitale.

→ Leggi anche: Decreto-Legge 170/2026: cosa cambia nel nuovo PEI per gli alunni con disabilità

Eurosofia e la formazione pratica: 12 ore per imparare a usare lo strumento

Per supportare i docenti in questa transizione, Eurosofia ha attivato un corso di formazione dedicato interamente al PEI digitale: 12 ore di percorso formativo sull’inclusione scolastica, con focus specifico sulla compilazione tramite SIDI. Il corso è accessibile ai docenti — di sostegno e curricolari — e affronta sia la parte tecnica (come navigare la piattaforma, dove inserire i dati, come salvare e condividere il documento) sia quella metodologica (come ragionare per dimensioni, come coinvolgere il GLO, come documentare le scelte didattiche).

Occorre dirlo chiaramente: 12 ore non bastano a formare un esperto di inclusione, ma sono sufficienti per non sentirsi persi davanti allo schermo. Il punto è affiancare questa formazione alla pratica quotidiana — compilare il PEI insieme ai colleghi, confrontarsi con il referente per il sostegno, chiedere supporto al dirigente scolastico quando sorgono dubbi interpretativi.

Evelina Chiocca e Gualtiero Raimondi, membri dell’Osservatorio 182 che seguono da vicino l’evoluzione dello strumento e dialogano con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, hanno contribuito a chiarire molti nodi interpretativi legati alla nuova procedura. Anche Vincenzo Gallo, docente di sostegno nella secondaria di secondo grado e formatore, ha prodotto materiali pratici utili per orientarsi nella compilazione.

Per chi vuole approfondire la struttura ufficiale e le indicazioni ministeriali, il punto di riferimento resta il sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito, dove vengono pubblicate le note operative aggiornate.

Il GLO digitale: come cambia il lavoro collegiale

Uno degli aspetti meno discussi — ma tra i più rilevanti — riguarda il funzionamento del GLO in ambiente digitale. Il Gruppo di Lavoro Operativo deve continuare a riunirsi, a verbale, almeno nelle fasi previste dalla normativa: entro i primi due mesi dell’anno scolastico per la stesura, a metà anno per la verifica intermedia, a fine anno per il bilancio finale.

Con il PEI digitale, le modifiche al documento avvengono direttamente su SIDI — il che significa che bisogna stabilire chi ha i permessi di scrittura, chi può visualizzare e chi approva. Non è un dettaglio tecnico: è una questione di responsabilità condivisa. Il docente di sostegno non è il solo compilatore: il consiglio di classe, i genitori e gli specialisti dell’ASL partecipano al processo, ognuno con il proprio contributo.

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Bisogna anche fare attenzione a non ridurre le riunioni del GLO a semplici sessioni di “clic sul documento”. Il rischio reale, segnalato da molti professionisti del settore, è che la piattaforma diventi un fine e non un mezzo — che si compili per compilare, senza che il documento rispecchi davvero la situazione dello studente e le scelte educative del team.

Famiglie e PEI digitale: accesso, trasparenza e partecipazione

Le famiglie degli studenti con disabilità hanno il diritto di partecipare alla redazione del PEI e di ricevere copia del documento. Con la versione digitale, questo diritto si traduce in nuove domande pratiche: come si accede al documento? In quale formato viene condiviso? Chi lo firma?

Al momento, la condivisione con le famiglie avviene tipicamente attraverso stampa o esportazione in PDF del documento compilato su SIDI, che viene poi firmato da tutti i componenti del GLO. Non esiste ancora un accesso diretto delle famiglie alla piattaforma ministeriale — e questo è un limite che molte associazioni di genitori hanno già segnalato come priorità da colmare nei prossimi aggiornamenti del sistema.

Il punto, per le famiglie, è non fermarsi alla firma finale: bisogna partecipare attivamente alle riunioni del GLO, leggere le sezioni del PEI con attenzione — soprattutto quelle relative alle barriere e ai facilitatori — e chiedere spiegazioni su ogni scelta didattica che non risulti chiara. Il PEI digitale è più leggibile di molti documenti cartacei del passato, ma solo se si ha il tempo e il supporto per interpretarlo.

Errori comuni da evitare nella compilazione

Chi ha già iniziato a lavorare con SIDI segnala alcuni errori ricorrenti che vale la pena anticipare:

  • Copiare il PEI dell’anno precedente senza aggiornarlo — la piattaforma lo consente tecnicamente, ma produce un documento non valido sul piano educativo;
  • Compilare le dimensioni in modo generico, senza ancorare le osservazioni a comportamenti concreti e verificabili;
  • Lasciare vuote le sezioni su barriere e facilitatori, che invece sono il cuore del modello ICF e orientano tutte le scelte successive;
  • Non coinvolgere i docenti curricolari nella compilazione, trattando il PEI come un documento “del sostegno” anziché del consiglio di classe;
  • Dimenticare la sezione PCTO per gli studenti delle superiori, che ha un peso crescente nella progettazione del percorso post-scolastico.

Nessuno di questi errori è irreversibile: il documento può essere modificato durante l’anno. Ma correggerli in corsa richiede tempo e riunioni aggiuntive del GLO — meglio evitarli in partenza.

La transizione al PEI digitale è una di quelle novità che, se affrontate con la giusta preparazione, possono davvero migliorare la qualità della progettazione inclusiva — più dati disponibili, più continuità tra gradi scolastici, meno dispersione documentale. Ma richiede che docenti, famiglie e istituzioni la vivano come un’opportunità di lavoro condiviso, non come un adempimento burocratico da sbrigare il prima possibile.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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