La scadenza si avvicina e chi non presenta domanda entro il 15 novembre 2026 rischia di perdere un diritto concreto: fino a 150 ore di permesso retribuito per studiare, frequentare corsi, sostenere esami. I permessi diritto allo studio 2027 sono già aperti per docenti e personale ATA delle scuole italiane, e il tempo per muoversi è davvero poco. Il punto è questo: non si tratta di una misura nuova, ma ogni anno bisogna presentare la domanda da zero, e chi arriva tardi resta fuori.
Cosa sono le 150 ore e a chi spettano
Le 150 ore di permesso retribuito per il diritto allo studio sono uno strumento contrattuale che consente al personale scolastico di assentarsi dal servizio — senza perdere lo stipendio — per dedicarsi a un percorso di istruzione o formazione. Non è un benefit discrezionale: è un diritto riconosciuto dal contratto collettivo nazionale.
Possono richiederlo:
- docenti di ogni ordine e grado, a tempo indeterminato;
- personale ATA (assistenti amministrativi, tecnici, collaboratori scolastici e altri profili), sempre a tempo indeterminato.
I permessi sono validi per l’anno solare 2027 — non l’anno scolastico, attenzione — e coprono attività come la frequenza di corsi universitari, la preparazione e il sostenimento di esami, o altri percorsi di studio riconosciuti. Chi sta seguendo un percorso abilitante o un corso di terzo ciclo INDIRE, ad esempio, rientra tra le casistiche per cui la domanda può essere presentata anche con riserva, in attesa di completare l’iscrizione o di ottenere conferma del percorso.
Entro il 15 novembre: perché questa data non si sposta
La scadenza del 15 novembre 2026 non è indicativa: è il termine entro cui la domanda deve essere presentata all’istituzione scolastica di appartenenza. Passato quel giorno, l’accesso ai permessi per il 2027 è precluso, salvo disposizioni eccezionali che di norma non arrivano.
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Bisogna quindi muoversi adesso. Il motivo per cui la scadenza cade così in anticipo rispetto all’anno di utilizzo — novembre 2026 per permessi validi nel 2027 — è legato alla necessità delle scuole di pianificare le sostituzioni e di verificare la disponibilità del contingente. Ogni istituto, infatti, ha un numero limitato di ore complessive da distribuire tra i richiedenti, e l’assegnazione avviene in base a criteri di priorità stabiliti dal contratto.
La comunicazione ufficiale su questa finestra di domanda è arrivata anche attraverso la FLC CGIL, il sindacato di categoria che ha informato il personale scolastico sull’apertura delle richieste per i permessi diritto allo studio 2027. Consultare le comunicazioni del proprio sindacato di riferimento è sempre utile per non perdere aggiornamenti di questo tipo.
Come presentare la domanda: i passaggi fondamentali
Non esiste un’unica procedura valida per tutte le scuole d’Italia, perché la gestione è demandata ai singoli istituti. Detto questo, il percorso standard segue sempre la stessa logica:
- Verifica dei requisiti: occorre essere titolari di un contratto a tempo indeterminato e avere un percorso di studio attivo o in fase di avvio per il 2027.
- Preparazione della documentazione: in genere si richiede un’autocertificazione o documentazione che attesti l’iscrizione al corso o all’università, l’elenco delle materie o degli esami previsti, e una stima delle ore necessarie.
- Presentazione alla segreteria: la domanda va consegnata — fisicamente o tramite i canali digitali dell’istituto — entro il 15 novembre 2026. Alcune scuole usano moduli interni; altre accettano domande in forma libera purché contengano tutte le informazioni richieste.
- Attesa dell’assegnazione: la scuola verifica le domande, applica i criteri di precedenza e comunica l’esito. Chi non rientra nel contingente disponibile può finire in lista d’attesa.
Il consiglio pratico è di non aspettare l’ultimo giorno. Meglio consegnare la domanda con qualche giorno di anticipo, così da avere il tempo di correggere eventuali errori o integrare documenti mancanti.
Frequenza di corsi ed esami: come si usano le ore
Una volta ottenuto il via libera, le 150 ore possono essere utilizzate in modo frazionato nel corso del 2027, in accordo con il dirigente scolastico e nel rispetto delle esigenze di servizio. Non è detto che si debbano usare tutte: si possono impiegare solo le ore effettivamente necessarie per le attività dichiarate.
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Le finalità ammesse sono principalmente due:
- frequenza di corsi: lezioni universitarie, percorsi abilitanti, corsi di formazione riconosciuti, master e simili;
- preparazione e sostenimento di esami: le ore possono coprire anche i giorni dedicati allo studio personale, non solo le giornate di esame vero e proprio.
Non è tutto: il permesso è retribuito, il che significa che durante le ore di assenza il lavoratore percepisce regolarmente lo stipendio. Non si tratta di aspettativa non retribuita né di ferie anticipate: è un diritto a sé stante, distinto da tutti gli altri istituti contrattuali.
Cosa succede se si è in attesa di iscrizione a un corso
Una situazione frequente riguarda chi sta aspettando l’ammissione a un percorso abilitante o a un corso di terzo ciclo INDIRE: in questi casi, la domanda può essere presentata con riserva. Significa che si segnala l’intenzione di utilizzare i permessi subordinatamente alla conferma dell’iscrizione. La scuola prende atto della richiesta e, una volta che il percorso è ufficializzato, il permesso diventa operativo.
Questo meccanismo è particolarmente rilevante nel 2026-2027, dato il numero significativo di docenti impegnati in percorsi di abilitazione e specializzazione. Non aspettare di avere tutto definito per presentare domanda: meglio farlo con riserva che perdere la finestra temporale.
Per approfondire il quadro normativo e contrattuale di riferimento, è utile consultare direttamente la pagina dedicata della FLC CGIL, che raccoglie la comunicazione ufficiale sui permessi per l’anno solare 2027.
Chi ha già usufruito di questi permessi negli anni scorsi sa quanto possano fare la differenza: permettono di conciliare il lavoro a scuola con un percorso di crescita professionale o accademica senza dover scegliere tra i due. La scadenza del 15 novembre è vicina — vale la pena dedicarci venti minuti oggi, piuttosto che rimpiangere di non averlo fatto a dicembre.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








