Più di 46.000 cattedre vacanti nell’anno scolastico 2026/27: un numero che non è solo una statistica, ma rappresenta classi affidate a supplenti che cambiano ogni mese, studenti senza un punto di riferimento stabile e famiglie che faticano a capire perché la scuola di loro figlio non riesce a garantire continuità didattica. La carenza insegnanti in Italia non è un fenomeno uniforme: colpisce alcune materie più di altre, alcune regioni più di altre, e ha conseguenze molto concrete su chi siede in quei banchi ogni giorno.
Oltre 46.000 posti vuoti: cosa dice il quadro nazionale
Il dato più aggiornato disponibile per il 2026/27 parla di oltre 46.000 posizioni scoperte tra sostegno, scuola primaria e scuola secondaria. Non si tratta di posti rimasti vuoti per scelta o per burocrazia momentanea: molte di queste cattedre restano vacanti perché non ci sono candidati idonei in graduatoria, oppure perché chi ha i titoli preferisce non accettare incarichi in determinate sedi o province.
Il punto è che queste cattedre vengono coperte — quando va bene — con supplenze brevi e brevissime, spesso affidate a docenti senza specializzazione nella materia o con percorsi di abilitazione ancora in corso. Il risultato, per gli studenti, è una discontinuità che pesa soprattutto nei cicli più delicati: il triennio delle superiori, gli anni di esame, i percorsi tecnici e professionali.
Non bisogna confondere questo dato con i posti non coperti per assenza temporanea di un docente: qui si parla di organico di diritto che non trova titolari, anno dopo anno.
Sostegno: la carenza più visibile e più urgente
Il settore del sostegno è storicamente quello con la maggiore distanza tra domanda e offerta. Le famiglie di studenti con disabilità lo sanno bene: trovare un docente di sostegno specializzato, stabile, che resti per l’intero anno scolastico è diventato quasi un privilegio anziché un diritto garantito.
Le ragioni sono strutturali. Il TFA Sostegno — il percorso abilitante specifico — ha un numero di posti limitato rispetto al fabbisogno reale, e i cicli di formazione non riescono a tenere il passo con la crescita delle certificazioni di disabilità nelle classi. Chi ottiene la specializzazione spesso viene immediatamente assorbito dal sistema, ma il bacino di partenza è ancora troppo piccolo.
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Per chi vuole insegnare, il sostegno rappresenta oggi una delle vie di accesso più concrete e rapide al ruolo. Per gli studenti con bisogni educativi speciali, invece, la carenza si traduce in un diritto che sulla carta c’è, ma nella pratica viene garantito a metà.
Matematica, fisica, informatica: i numeri che non tornano
Nella scuola secondaria di secondo grado, le discipline STEM sono il fronte più critico. Matematica e fisica mancano in modo sistematico, in particolare negli istituti tecnici e nei licei scientifici delle aree meno attrattive per i docenti. La stessa situazione riguarda informatica ed elettronica negli istituti tecnici tecnologici.
Il problema è duplice. Da un lato, chi ha una laurea in ingegneria, fisica o informatica ha alternative professionali molto più remunerative dell’insegnamento — e il divario stipendiale rispetto al settore privato rimane significativo. Dall’altro, i percorsi di abilitazione per queste classi di concorso hanno spesso requisiti complessi che scoraggiano i laureati dal tentare la strada dell’insegnamento.
Il risultato pratico: in molte scuole, le cattedre di matematica vengono coperte da docenti abilitati in classi di concorso affini, con inevitabili compromessi sulla qualità dell’insegnamento. Non è una critica a quei docenti — spesso fanno un lavoro eccellente in condizioni difficili — ma è una distorsione del sistema che alla lunga pesa sugli studenti.
- Matematica e fisica (A-26, A-27): carenza diffusa in tutta Italia, più acuta al Sud
- Informatica (A-41): posti scoperti soprattutto negli istituti tecnici
- Elettronica e meccanica: settori tecnici con forte deficit di docenti specializzati
- Sostegno (tutti i gradi): carenza strutturale, non risolvibile nel breve periodo senza interventi sul TFA
Nord, Centro e Sud: la carenza insegnanti non è uguale ovunque
La carenza insegnanti in Italia ha una geografia precisa, anche se non sempre quella che ci si aspetta. Campania, Lombardia e Sicilia figurano tra le regioni più colpite in termini assoluti — ma per ragioni diverse.
Al Sud, il problema è spesso legato alla scarsità di candidati idonei nelle graduatorie locali e alla difficoltà di attrarre docenti da altre regioni. In Campania e Sicilia, molte cattedre vengono coperte tardi o con supplenze frammentate, con un impatto diretto sulla continuità didattica.
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Al Nord — Lombardia in testa — il paradosso è opposto: i candidati ci sarebbero, ma molti preferiscono non accettare sedi lontane da casa, oppure scelgono lavori alternativi più remunerativi. Milano e le province lombarde attraggono candidati da tutta Italia, ma il costo della vita scoraggia chi arriverebbe da regioni con stipendi che non coprono l’affitto.
Il Centro Italia presenta situazioni più variabili: alcune province del Lazio, della Toscana e dell’Umbria reggono meglio, mentre zone interne e montane faticano ad attrarre docenti indipendentemente dalla materia.
Cosa cambia davvero per studenti e famiglie
La carenza non è solo un problema organizzativo del Ministero: ha effetti concreti che si vedono in classe ogni settimana. Quando un docente titolare manca, la classe viene affidata a supplenti che cambiano, spesso senza continuità di programma. Gli studenti devono riadattarsi ogni volta: metodi diversi, ritmi diversi, aspettative diverse.
Per le famiglie, il consiglio pratico è non aspettare passivamente. Se a novembre la cattedra di matematica o di sostegno è ancora scoperta, ha senso chiedere al consiglio di classe e alla dirigenza scolastica quale soluzione è stata adottata e quali garanzie ci sono per il resto dell’anno. Non è una richiesta aggressiva: è esercizio di un diritto.
Per chi invece sta valutando di intraprendere la carriera docente, il quadro delle carenze offre un’indicazione chiara su dove le opportunità sono maggiori: sostegno, discipline STEM, materie tecniche. Occorre però mettere in conto percorsi abilitativi spesso lunghi e non sempre lineari. Informarsi sulle classi di concorso disponibili attraverso fonti ufficiali come il Ministero dell’Istruzione e del Merito è il primo passo concreto.
Quarantaseimila cattedre vuote non sono un dato astratto: sono quarantaseimila classi che quest’anno stanno cercando di fare scuola con quello che c’è. Capire dove e perché mancano gli insegnanti è il presupposto per chiedere soluzioni strutturali — non rattoppi annuali — a chi ha la responsabilità di costruire un sistema che funzioni davvero.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








