Dal 12 al 17 ottobre 2026 l’Europa ha celebrato gli ErasmusDays 2026, la campagna annuale dedicata a promuovere i valori, le opportunità e i risultati del Programma Erasmus+. Non si tratta di un appuntamento qualunque: quest’anno la campagna ha tagliato il traguardo della decima edizione, un anniversario che ha moltiplicato l’entusiasmo nelle scuole, nelle università, negli enti di formazione e nelle organizzazioni giovanili di tutta Europa.
Una campagna che compie dieci anni: cosa sono gli ErasmusDays
Gli ErasmusDays nascono come iniziativa europea annuale con un obiettivo preciso: dare visibilità concreta al Programma Erasmus+, raccontarne i risultati e avvicinare sempre più studenti, docenti e giovani alle opportunità di mobilità internazionale. In Italia la campagna è organizzata dall’Agenzia Erasmus+ INDIRE e dall’Agenzia Nazionale per i Giovani, i due enti di riferimento nazionale per la gestione e la promozione del programma.
Il punto è che gli ErasmusDays non sono un convegno istituzionale riservato agli addetti ai lavori. Sono, al contrario, una settimana di eventi diffusi — aperta a chiunque faccia parte di una scuola, di un’università, di un centro di formazione professionale o di un’associazione giovanile — in cui si condividono esperienze, si raccontano storie di mobilità e si discute di ciò che l’Erasmus+ ha cambiato nella vita di chi vi ha partecipato.
Arrivare alla decima edizione significa anche fare un bilancio: dieci anni di campagna sono dieci anni in cui la cultura della mobilità europea ha guadagnato spazio nelle aule italiane e in quelle di sessanta paesi nel mondo.
I numeri dell’edizione 2026: oltre 11.000 iniziative in 60 paesi
I dati di questa edizione parlano da soli. Gli ErasmusDays 2026 hanno generato 11.000 iniziative in 60 paesi di tutto il mondo, con oltre 650 eventi organizzati in Italia da scuole, università, enti di formazione professionale e organizzazioni giovanili. Sono numeri che confermano come la campagna sia cresciuta in modo costante negli anni, diventando uno degli appuntamenti europei più partecipati nel settore dell’istruzione e della gioventù.
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Bisogna leggere questi dati nel contesto giusto: non si tratta di eventi organizzati dall’alto, ma di iniziative promosse dal basso, da istituti scolastici, atenei e associazioni che scelgono autonomamente di aderire alla campagna e di organizzare qualcosa — un incontro, una mostra, un seminario, una testimonianza di chi ha vissuto un’esperienza Erasmus+. Il risultato è una rete capillare che attraversa l’intero sistema educativo.
Il tema del 2026: “Imparare e crescere: competenze per il futuro”
Ogni edizione degli ErasmusDays ha un tema specifico, e quello scelto per il 2026 è quanto mai centrato: «Imparare e crescere: competenze per il futuro». L’intera settimana è stata dedicata alle competenze — intese in senso ampio — come filo conduttore delle esperienze di mobilità internazionale.
Non è tanto una questione di voti o di crediti formativi. Il punto è che un’esperienza Erasmus+ — che sia un periodo di studio all’estero, un tirocinio, un progetto di scambio giovanile o una mobilità per docenti — produce un cambiamento reale nelle persone. Chi torna da un’esperienza di mobilità porta con sé qualcosa che non si trova nei libri di testo: la capacità di adattarsi a contesti nuovi, di comunicare in una lingua diversa dalla propria, di lavorare in gruppo con persone di culture differenti, di gestire l’incertezza.
La scelta di dedicare la decima edizione proprio alle competenze non è casuale. In un mercato del lavoro che cambia rapidamente e in un’Europa che chiede ai propri cittadini di essere flessibili e aperti, le competenze trasversali — quelle che si sviluppano vivendo, non solo studiando — sono diventate un elemento centrale nei curricula scolastici e nelle aspettative dei datori di lavoro. L’Erasmus+ è, da questo punto di vista, uno dei pochi strumenti formativi capaci di svilupparle in modo autentico e misurabile.
Perché gli ErasmusDays contano per studenti e docenti italiani
Per chi vive la scuola ogni giorno — studenti, insegnanti, coordinatori di progetti — gli ErasmusDays rappresentano un’occasione concreta, non una celebrazione astratta. Durante la settimana dal 12 al 17 ottobre, gli istituti aderenti hanno avuto la possibilità di raccontare i propri progetti Erasmus+, di coinvolgere le famiglie e di motivare i ragazzi a partecipare alle prossime call del programma.
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Occorre ricordare che il Programma Erasmus+ non riguarda solo le università. Le scuole di ogni ordine e grado — dalla primaria al liceo, dagli istituti tecnici ai professionali — possono accedere a finanziamenti per organizzare scambi, mobilità di docenti e progetti di cooperazione internazionale. Gli ErasmusDays sono il momento in cui questa opportunità diventa visibile anche per chi non ne era ancora a conoscenza.
Per i docenti, in particolare, la settimana ha offerto l’occasione di confrontarsi su metodologie didattiche innovative sperimentate all’estero e di capire come integrare le competenze acquisite durante una mobilità nella propria pratica quotidiana in classe. Per gli studenti, invece, è stato spesso il primo contatto con la possibilità concreta di vivere un’esperienza formativa in un altro paese europeo.
Come seguire e partecipare alla campagna
Per chi vuole approfondire il programma, esplorare le opportunità di mobilità o capire come candidarsi ai prossimi bandi Erasmus+, il punto di riferimento ufficiale in Italia è il sito dell’Agenzia Erasmus+ INDIRE, dove sono disponibili tutte le informazioni aggiornate su progetti, scadenze e modalità di partecipazione.
Le organizzazioni interessate a partecipare alle prossime edizioni degli ErasmusDays possono registrare i propri eventi sulla piattaforma ufficiale della campagna e contribuire così a costruire la mappa europea delle iniziative. Non è richiesta una struttura complessa: anche un semplice incontro tra studenti che hanno vissuto un’esperienza di mobilità e i loro compagni che vorrebbero farlo è un evento ErasmusDays a tutti gli effetti.
Dieci anni di ErasmusDays dimostrano che la mobilità europea non è un privilegio riservato a pochi. È un’opportunità concreta, accessibile, e — come conferma il tema del 2026 — capace di costruire competenze reali per il futuro. La sfida, adesso, è portare questa consapevolezza dentro ogni aula italiana.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








