Una petizione nazionale è arrivata in Senato il 2 luglio 2026, e chiede esplicitamente quello che molti insegnanti di infanzia e primaria ripetono da anni: gli stipendi dei docenti di infanzia e primaria devono raggiungere la parità con quelli dei colleghi della scuola secondaria, e il pensionamento anticipato a 62 anni deve diventare un diritto riconosciuto. A promuoverla sono stati Movimento Docenti Attivi e Tutela Docenti Italia, due organizzazioni che hanno deciso di portare il tema direttamente nelle aule del Parlamento. La questione degli stipendi docenti infanzia primaria parità non è nuova, ma questa volta il percorso istituzionale è formalmente aperto.
Cosa chiede la petizione depositata in Senato
Il documento depositato il 2 luglio 2026 non si limita a un generico appello: le richieste riguardano stipendi, pensioni, diritti e il problema delle classi pollaio — le sezioni sovraffollate che pesano in modo particolare su chi lavora con i bambini più piccoli. Il punto centrale resta però la parità stipendiale tra i docenti dei primi gradi scolastici e quelli della secondaria di primo e secondo grado.
In Italia, il sistema di inquadramento contrattuale distingue da decenni tra chi insegna alla scuola dell’infanzia e primaria e chi lavora nella secondaria. Questa separazione si riflette concretamente in busta paga, con differenze che accompagnano l’intera carriera di un insegnante. La petizione punta a superare questa distinzione, riconoscendo che il lavoro educativo nei primi anni di vita e di scolarizzazione richiede competenze, responsabilità e un impegno professionale del tutto comparabile — se non superiore per certi aspetti — a quello richiesto negli ordini successivi.
Il pensionamento a 62 anni: perché è una richiesta centrale
Accanto alla parità retributiva, la petizione chiede il diritto al pensionamento anticipato a 62 anni per i docenti di infanzia e primaria. Non è una richiesta di privilegio: è una questione di sostenibilità professionale.
Chi lavora ogni giorno con bambini dai tre agli undici anni sa che si tratta di un lavoro fisicamente e psicologicamente intenso. La gestione di classi numerose, spesso con alunni con bisogni educativi speciali, richiede energie che non si misurano soltanto in ore di lezione. Il ritmo biologico e professionale di chi insegna alla scuola dell’infanzia o alla primaria è diverso da quello di un docente che segue studenti più grandi e autonomi. Riconoscere questa specificità attraverso un’uscita anticipata dal lavoro è, nell’ottica dei promotori, un atto di equità e non di favoritismo.
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Il tema si inserisce in un dibattito più ampio sulla previdenza degli insegnanti italiani, che negli ultimi anni ha visto diverse proposte senza che nessuna diventasse norma stabile. La petizione porta questa istanza direttamente in Senato, dove ora spetta alle commissioni competenti valutare se e come procedere.
Chi ha promosso la petizione e qual è il percorso istituzionale
Movimento Docenti Attivi e Tutela Docenti Italia sono i soggetti che hanno organizzato e depositato formalmente il documento. Non si tratta di sindacati tradizionali, ma di organizzazioni che negli ultimi anni hanno costruito una presenza nel dibattito sulla scuola attraverso azioni di sensibilizzazione, raccolta di adesioni e interlocuzione con le istituzioni.
Depositare una petizione in Senato è un atto previsto dalla Costituzione italiana: chiunque può rivolgersi al Parlamento per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità. La petizione viene assegnata alla commissione competente, che può decidere di esaminarla, audire i promotori o archiviarla. Non esiste un obbligo di risposta nei tempi previsti, né una garanzia che la petizione si traduca in un disegno di legge. Questo è il limite strutturale dello strumento — ma è anche il modo più diretto per un gruppo di cittadini di portare una questione formalmente all’attenzione del legislatore.

Il fatto che la petizione tocchi anche il tema delle classi pollaio allarga il campo: non si tratta solo di soldi in busta paga, ma di condizioni di lavoro complessivamente più difficili rispetto a quanto riconosciuto dal contratto e dal sistema previdenziale.
Perché il tema degli stipendi docenti infanzia primaria parità torna ciclicamente
La questione degli stipendi docenti infanzia primaria parità con la secondaria è ricorrente nel dibattito scolastico italiano per ragioni strutturali. Il contratto collettivo nazionale del comparto istruzione distingue due fasce: i docenti di infanzia e primaria da un lato, i docenti di secondaria di primo e secondo grado dall’altro. Questa distinzione risale a impostazioni storiche del sistema scolastico italiano e non è mai stata superata in modo organico da nessuna riforma contrattuale o legislativa.
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Ogni tornata contrattuale riapre il confronto, ma i margini di intervento si scontrano con i vincoli di bilancio pubblico. Equiparare gli stipendi dei docenti dei primi gradi a quelli della secondaria comporterebbe un investimento significativo per lo Stato, che finora non ha trovato copertura stabile in nessuna legge di bilancio.
Nel frattempo, chi insegna all’infanzia o alla primaria continua a percepire uno stipendio inferiore a parità di anzianità rispetto a un collega della secondaria, pur svolgendo un lavoro che la ricerca educativa considera fondamentale per lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale dei bambini. Il paradosso — insegnare nei primi anni di vita è cruciale ma meno pagato — è esattamente ciò che la petizione vuole mettere al centro del dibattito parlamentare.
Cosa possono aspettarsi i docenti nei prossimi mesi
Essere realistici è necessario: una petizione non è una legge, e i tempi del Parlamento italiano non coincidono con quelli dell’urgenza percepita dai lavoratori. Tuttavia, il deposito formale in Senato apre una finestra di attenzione istituzionale che i promotori potranno usare per sollecitare audizioni, incontri con i gruppi parlamentari e copertura mediatica.
Per i docenti di infanzia e primaria, il messaggio pratico è che esiste ora un atto formale a cui fare riferimento nel confronto con i propri rappresentanti sindacali e politici. Chi vuole seguire l’iter può monitorare i lavori delle commissioni del Senato attraverso il sito istituzionale di Palazzo Madama. Per approfondire il testo della petizione e le sue richieste, Cemform ha pubblicato una sintesi dettagliata delle istanze principali.
La petizione di Movimento Docenti Attivi e Tutela Docenti Italia non risolve da sola una disparità che dura da decenni, ma porta il problema dove deve essere discusso: in Parlamento, con un atto scritto e protocollato. Che diventi il punto di partenza di un percorso legislativo concreto dipenderà dalla volontà politica — e dalla capacità dei docenti coinvolti di mantenere alta l’attenzione su una questione che riguarda centinaia di migliaia di professionisti dell’istruzione.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








