Il decreto-legge 22 ottobre 2026, n. 190 — il cosiddetto Decreto Sicurezza — è in vigore dal 23 ottobre 2026 e ha già acceso un dibattito vivace nelle scuole, nelle famiglie e nelle sale dei consigli di classe. La norma, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 246 del 22 ottobre 2026, interviene sulle regole di responsabilità penale dei minori e introduce nuove sanzioni per i genitori. Per chi lavora ogni giorno in un istituto scolastico, il punto è capire cosa cambia davvero — e cosa invece rimane invariato — quando si parla di decreto sicurezza minori scuola.
Cosa dice esattamente il decreto sulla responsabilità dei minori
Il decreto-legge n. 190/2026 modifica le regole sull’imputabilità dei minori. È importante essere precisi su questo punto, perché la comunicazione pubblica ha generato qualche confusione. Le fonti disponibili chiariscono che la modifica non abbassa la soglia di responsabilità penale al di sotto dei 14 anni: il decreto interviene piuttosto su come viene valutata e gestita la responsabilità per i ragazzi che hanno già compiuto quattordici anni.
In altre parole, non si tratta di portare i tredicenni davanti a un giudice penale. Il legislatore ha lavorato su un ambito diverso: come si risponde, sul piano penale, ai comportamenti dei quattordicenni e dei ragazzi più grandi, rafforzando le misure già esistenti contro la criminalità minorile.
Il decreto contiene anche disposizioni urgenti in materia di ordine pubblico e contrasto alla criminalità minorile, con un focus specifico sugli episodi di violenza nelle manifestazioni pubbliche — un tema che negli ultimi anni ha coinvolto anche studenti delle scuole superiori.
Fino a 2.000 euro di multa per i genitori: quando scatta e perché conta per le famiglie
Una delle novità più concrete riguarda direttamente le famiglie. Il decreto introduce sanzioni fino a 2.000 euro a carico dei genitori di minori coinvolti in determinati reati. Non si tratta di una responsabilità automatica per qualunque comportamento scorretto del figlio: la sanzione è collegata a specifiche fattispecie previste dalla norma.
Per le scuole, questa disposizione ha una ricaduta indiretta ma non trascurabile. I dirigenti scolastici e i docenti coordinatori si trovano spesso a gestire situazioni al confine tra disciplina interna e rilevanza penale — risse, estorsioni tra pari, episodi di bullismo grave, danneggiamenti. Sapere che il quadro normativo esterno si è inasprito può cambiare il modo in cui le famiglie rispondono alle convocazioni e alle segnalazioni della scuola.
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Il punto è questo: la scuola non è un tribunale e non deve comportarsi come tale. Ma opera in un contesto giuridico che cambia, e ignorarlo non è una scelta neutrale.
Violenza nelle manifestazioni: cosa cambia per gli studenti che protestano
Il decreto rafforza le misure contro la violenza nelle manifestazioni pubbliche. Questo aspetto tocca direttamente il mondo scolastico, perché le proteste studentesche — dai cortei contro l’alternanza scuola-lavoro alle occupazioni degli istituti — sono una realtà ricorrente ogni anno.
Occorre distinguere con cura due piani diversi. Da un lato c’è il diritto di manifestare, che rimane garantito dalla Costituzione anche per i minorenni. Dall’altro c’è la risposta dell’ordinamento agli episodi di violenza che si verificano durante quelle stesse manifestazioni: ed è su questo secondo piano che il decreto interviene, inasprendo le conseguenze per chi commette atti violenti nel corso di cortei o assemblee pubbliche.
Per i dirigenti scolastici, questo significa che le comunicazioni alle famiglie in occasione di manifestazioni studentesche potrebbero dover essere più esplicite sui rischi legali connessi a comportamenti violenti — non per scoraggiare la partecipazione civica, ma per informare correttamente.
Cosa non cambia nella gestione disciplinare interna alla scuola
Qui bisogna essere molto chiari, perché circola molta confusione. Il decreto-legge n. 190/2026 è una norma di diritto penale e di ordine pubblico. Non modifica il regolamento disciplinare scolastico, che continua a essere disciplinato dallo Statuto degli Studenti e delle Studentesse e dai singoli regolamenti di istituto.
Le sanzioni disciplinari — ammonizioni, sospensioni, allontanamento temporaneo — restano di competenza del consiglio di classe o del consiglio di istituto, secondo le procedure già in vigore. Il decreto non introduce nuovi obblighi di denuncia automatica per i docenti, né modifica le soglie di gravità oltre le quali scatta l’obbligo di segnalazione all’autorità giudiziaria.
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Detto questo, non significa che il decreto sia irrilevante per la vita scolastica. Significa che la scuola deve continuare a fare la scuola — educando, prevenendo, intervenendo con gli strumenti pedagogici e disciplinari che già possiede — senza delegare al sistema penale ciò che appartiene alla comunità educativa.
Perché questo decreto riguarda anche i docenti, non solo le famiglie
I docenti — soprattutto quelli che lavorano in contesti difficili, con classi numerose o in istituti collocati in aree ad alta tensione sociale — si trovano spesso in prima linea nella gestione di episodi che il decreto sicurezza minori scuola rende ora più visibili sul piano normativo.
Un insegnante che segnala alla dirigenza un episodio grave tra studenti non sta solo applicando il regolamento interno: sta attivando una catena che, in certi casi, può avere conseguenze anche fuori dall’istituto. Conoscere il quadro normativo aggiornato non è un lusso da addetti ai lavori — è parte della professionalità di chi lavora con i minori.
La formazione su questi temi, spesso assente o frammentaria, diventa ancora più urgente. I collegi dei docenti e i consigli di istituto farebbero bene a inserire in agenda un aggiornamento specifico, magari con il supporto di esperti di diritto minorile.
Dove leggere il testo ufficiale e come restare aggiornati
Il testo integrale del decreto è consultabile direttamente sul portale ufficiale della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, dove è pubblicato come decreto-legge n. 190 del 22 ottobre 2026. Prima di trarre conclusioni operative, è sempre preferibile partire dalla fonte primaria piuttosto che da sintesi di seconda mano — soprattutto su una norma che, come questa, ha già generato interpretazioni non sempre precise.
Nelle prossime settimane il decreto dovrà essere convertito in legge dal Parlamento: in quella fase è possibile che vengano introdotte modifiche, integrazioni o chiarimenti. Per chi lavora nella scuola, seguire l’iter parlamentare non è un esercizio accademico — è il modo più concreto per capire in anticipo se e come cambieranno le regole del gioco.
Il decreto sicurezza minori scuola apre una stagione di riflessione che va ben oltre il perimetro giuridico: tocca il modo in cui la comunità educativa risponde alla complessità dei comportamenti adolescenziali, il ruolo delle famiglie come soggetti responsabili e non solo interlocutori, e la necessità di una formazione continua per chi, ogni giorno, ha il compito di stare accanto ai ragazzi mentre crescono — anche quando crescere significa sbagliare.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








