Scuola

Reclutamento docenti: il doppio canale e perché i precari devono fare fronte comune

Reclutamento docenti: il doppio canale e l'appello all'unità dei precari

Il doppio canale di reclutamento docenti torna al centro del dibattito scolastico italiano con una forza che non si vedeva da tempo. Da un lato la politica, con il senatore Pittoni della Lega che rilancia la proposta come soluzione strutturale alla precarietà; dall’altro i sindacati, con Anief in prima fila a chiedere assunzioni dirette dalle graduatorie provinciali; nel mezzo, decine di migliaia di insegnanti precari che aspettano risposte concrete da anni. Il punto è capire cosa prevede davvero questo sistema, chi ne beneficerebbe e perché — nonostante le discussioni parlamentari — la strada verso l’attuazione è ancora lunga.

Cosa significa concretamente il doppio canale

Il termine doppio canale indica un sistema di reclutamento che affianca due percorsi distinti per l’immissione in ruolo degli insegnanti. Il primo canale è quello già esistente: il concorso ordinario, con prove scritte, orali e abilitazione. Il secondo canale — quello che manca e che si vuole introdurre — permetterebbe di assumere a tempo indeterminato attingendo direttamente dalle graduatorie esistenti, in particolare dalle GPS (Graduatorie Provinciali Supplenze), dove sono iscritti migliaia di docenti con anni di servizio alle spalle.

Non si tratta di abolire i concorsi. Il punto è affiancarli con un percorso parallelo che riconosca l’esperienza maturata sul campo da chi ha già insegnato per anni, spesso nelle stesse classi in cui oggi non può essere stabilizzato. Un meccanismo simile è già stato applicato in passato in forma limitata, ma senza mai diventare strutturale.

Questo sistema, se attuato, creerebbe una doppia corsia: chi vuole entrare nella scuola senza esperienza può farlo tramite concorso; chi è già dentro da anni, con supplenze e punteggio accumulato, potrebbe accedere al ruolo attraverso le graduatorie. Due strade, un unico obiettivo: coprire i posti vacanti e ridurre il precariato cronico.

Pittoni e il rilancio politico della proposta

Marcello Pittoni, esponente della Lega e voce di riferimento sul tema scuola nel centrodestra, ha rilanciato con forza il modello del doppio canale, sostenendo che garantirebbe il riconoscimento di tutte le graduatorie attualmente esistenti. La sua posizione è chiara: il sistema concorsuale da solo non basta a risolvere il problema del precariato, perché non tiene conto di chi ha già dimostrato sul campo di saper insegnare.

L’appello di Pittoni non è solo tecnico — è anche politico. Rivolgendosi ai precari, chiede unità di intenti e il superamento degli individualismi che spesso frammentano le rivendicazioni di categorie diverse: chi è in GPS prima fascia, chi è in seconda fascia, chi ha l’abilitazione e chi no, chi insegna materie ordinarie e chi fa sostegno. Finché ognuno tira dalla propria parte, il fronte rimane debole.

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Il tema è arrivato in Parlamento: il 29 luglio 2026 il Senato ha discusso formalmente la proposta relativa al doppio canale di reclutamento, un passaggio istituzionale importante anche se non ancora risolutivo. La discussione parlamentare è un segnale che il tema è entrato nell’agenda legislativa, ma tra una discussione e un decreto attuativo la distanza può essere enorme.

La posizione di Anief: assunzioni dalle GPS subito

Anief — uno dei sindacati scolastici più attivi sul fronte del precariato — ha presentato una proposta che va nella stessa direzione, ma con caratteristiche specifiche. Il sindacato chiede assunzioni strutturali attingendo direttamente dalle GPS, sia per le cattedre di sostegno sia per le materie ordinarie. L’idea è che i docenti già iscritti in queste graduatorie, con anni di servizio certificato, abbiano diritto a un percorso di stabilizzazione che non passi necessariamente per un nuovo concorso.

Anief ha portato questa proposta anche al Senato, cercando di trasformare una rivendicazione sindacale in un testo legislativo concreto. Il presidente nazionale Marcello Pacifico ha però ammesso apertamente che i tempi non saranno brevi: l’attuazione del doppio canale non avverrà prima del 2027, principalmente a causa dei vincoli imposti dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), che lega le assunzioni a percorsi concorsuali specifici come condizione per l’erogazione dei fondi europei.

Questa dichiarazione è importante perché ridimensiona le aspettative di chi sperava in una soluzione rapida. Bisogna fare i conti con un quadro normativo complesso, dove le regole europee si intrecciano con quelle nazionali e dove modificare le procedure di assunzione richiede tempo, volontà politica e risorse.

Quasi quattro anni di governo senza risposte strutturali

Il Coordinamento Docenti Precari ha espresso una posizione più netta: in quasi quattro anni di governo Meloni, nessuna misura strutturale ha risolto il problema della precarietà nella scuola italiana. Non si tratta di un giudizio politico generico — è una constatazione che emerge dai numeri delle supplenze annuali, dalle cattedre ancora scoperte a settembre, dalla rotazione continua di insegnanti che non permette continuità didattica agli studenti.

Il precariato scolastico non è un fenomeno recente. Si è sedimentato nel corso di decenni, alimentato da un sistema che ha preferito coprire le cattedre con contratti temporanei piuttosto che avviare piani straordinari di stabilizzazione. Oggi nelle GPS ci sono docenti con dieci, quindici, persino vent’anni di supplenze alle spalle. Insegnanti formati, esperti, spesso più preparati di molti neoassunti — ma ancora senza un contratto a tempo indeterminato.

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Il doppio canale nasce proprio da questa consapevolezza: occorre un meccanismo che non azzeri tutto quello che questi docenti hanno costruito nel tempo, ma che lo valorizzi come titolo di accesso al ruolo.

Perché la frammentazione dei precari è un problema reale

Uno degli ostacoli meno discussi — ma tra i più concreti — è la divisione interna al mondo dei precari. Le graduatorie sono tante e diverse: GPS prima fascia, GPS seconda fascia, graduatorie di istituto, graduatorie concorsuali. Ognuna ha regole proprie, destinatari diversi, e spesso interessi contrapposti.

Chi è in prima fascia GPS non vuole che vengano equiparati i docenti di seconda fascia. Chi ha l’abilitazione teme che vengano assunti anche chi ne è privo. Chi insegna sostegno rivendica una corsia preferenziale per la gravissima carenza di specializzati. Risultato: ogni gruppo spinge nella propria direzione, e il fronte complessivo si indebolisce.

L’appello all’unità — lanciato sia da Pittoni sia da Anief — parte proprio da questa diagnosi. Senza una piattaforma comune, è difficile che la pressione politica sia abbastanza forte da tradursi in una legge. E nel frattempo, ogni anno scolastico riparte con le stesse cattedre scoperte e le stesse facce precarie.

Cosa può aspettarsi chi è in GPS oggi

Per i docenti iscritti nelle graduatorie provinciali, la situazione attuale richiede realismo. Il doppio canale è una proposta concreta, discussa in Parlamento, sostenuta da forze politiche e sindacali — ma non è ancora legge. Marcello Pacifico ha indicato il 2027 come orizzonte minimo, e questo significa che almeno per l’anno scolastico 2026/27 le assunzioni continueranno a seguire i percorsi ordinari: concorsi, immissioni in ruolo dalle graduatorie concorsuali, e supplenze per tutto il resto.

Chi si trova in GPS ha comunque interesse a tenersi aggiornato sugli sviluppi parlamentari, a partecipare attivamente alle iniziative sindacali e a non perdere di vista le scadenze per l’aggiornamento delle graduatorie stesse. Perché quando il doppio canale dovesse diventare operativo — se dovesse diventarlo — il punteggio e la posizione in graduatoria conteranno.

La proposta del doppio canale di reclutamento docenti è, in fondo, una scommessa sulla coerenza del sistema: riconoscere che chi ha insegnato per anni ha già dimostrato di saper fare il proprio lavoro. Trasformare questa evidenza in un diritto formale è la sfida legislativa che attende il Parlamento italiano nei prossimi mesi — con tutti i vincoli, le mediazioni e i compromessi che ogni riforma strutturale porta con sé.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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