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Sembra il Colosseo, ma è la sua fotocopia identica: l’incredibile opera romana (che pochi conoscono) dove puoi camminare nell’arena

Anfiteatro el jem
Sembra il Colosseo, ma è la sua fotocopia identica: l'incredibile opera romana (che pochi conoscono) dove puoi camminare nell'arena - lascuolafanotizia.it

Esiste un anfiteatro romano antico quasi quanto il Colosseo, costruito fuori dall’Italia e conservato in modo sorprendente

Quando si pensa al Colosseo, l’immagine che viene in mente è una sola: quella dell’anfiteatro che domina il centro di Roma, simbolo riconosciuto dell’Italia nel mondo. Eppure l’Impero romano non era fatto di un unico centro monumentale. Esiste una struttura altrettanto antica, costruita per gli stessi scopi, che ha attraversato i secoli arrivando fino a oggi in condizioni sorprendenti. Non si trova in Italia, non è affacciata sui Fori e non compare quasi mai nei manuali scolastici, ma racconta con precisione cosa significasse portare Roma oltre i suoi confini geografici.

Un anfiteatro romano fuori dall’Italia che racconta l’espansione dell’Impero

Tra il II e il III secolo dopo Cristo, l’Impero romano aveva ormai consolidato il proprio dominio su territori lontani dalla penisola. Le province africane, in particolare, erano considerate strategiche dal punto di vista economico e militare. In questo contesto nacque un anfiteatro monumentale destinato a riprodurre, anche simbolicamente, il cuore della vita pubblica romana. La struttura venne edificata tra il 230 e il 238 d.C., durante il regno dell’imperatore Giordano III, in una città che all’epoca rappresentava un nodo urbano di primo piano nell’Africa romana.

L’anfiteatro sorge nell’attuale Tunisia, in una posizione che all’epoca garantiva visibilità, accessibilità e prestigio. La scelta non fu casuale. Gli anfiteatri non erano solo luoghi di spettacolo, ma strumenti politici. Portare giochi gladiatori, esibizioni pubbliche e cerimonie collettive fuori da Roma significava esportare un modello culturale preciso, rafforzare l’identità imperiale e ribadire il controllo sul territorio.

Anfiteatro el jem

Un anfiteatro romano fuori dall’Italia che racconta l’espansione dell’Impero – lascuolafanotizia.it

Dal punto di vista architettonico, la struttura ricalca fedelmente il modello romano. Arena ellittica, spalti sovrapposti, corridoi interni, ingressi monumentali. Tutto parla la stessa lingua costruttiva del Colosseo romano, ma con una differenza sostanziale: qui il tempo è stato meno aggressivo. Meno spoliazioni, meno riutilizzi medievali, meno trasformazioni urbane. Il risultato è un anfiteatro che oggi permette di leggere con chiarezza la funzione originaria degli spazi, cosa che a Roma è possibile solo in parte.

La capienza massima era di circa 35.000 spettatori, un numero inferiore rispetto ai 50.000–80.000 dell’Anfiteatro Flavio, ma comunque enorme per una città di provincia. Questo dato conferma l’importanza strategica del sito e il ruolo centrale degli spettacoli nella vita sociale romana, anche lontano dalla capitale.

Perché questo anfiteatro è conservato meglio del Colosseo di Roma

Ciò che rende questa struttura unica non è solo la sua antichità, ma il suo stato di conservazione. Ancora oggi è possibile percorrere i corridoi interni, salire sugli spalti, affacciarsi sull’arena e scendere nei sotterranei. Spazi che a Roma sono in parte crollati o ricostruiti, qui mantengono una leggibilità quasi intatta. Camminando all’interno, si comprende meglio come funzionasse la macchina degli spettacoli: la gestione del pubblico, il movimento dei gladiatori, la separazione dei ruoli sociali.

I sotterranei, in particolare, raccontano una storia spesso semplificata nei racconti moderni. Qui venivano tenuti schiavi, animali e combattenti, in attesa di entrare nell’arena. Le celle, i passaggi, le rampe mostrano una logistica precisa, pensata per garantire spettacolo, controllo e sicurezza. Tutto era regolato, nulla lasciato al caso. La violenza dei giochi non era improvvisazione, ma parte di un sistema organizzato che rifletteva la mentalità romana del tempo.

Un altro elemento chiave è l’assenza di stratificazioni successive invasive. Il Colosseo di Roma ha vissuto saccheggi, terremoti, riusi come cava di pietra, trasformazioni religiose e simboliche. Questo anfiteatro africano, invece, è rimasto più isolato dalle dinamiche urbane moderne. Proprio questa marginalità storica ha permesso una conservazione migliore, quasi paradossale.

Oggi la struttura è considerata uno dei monumenti romani più importanti del Nord Africa e rappresenta una testimonianza diretta di come l’Impero concepisse lo spazio pubblico anche fuori dall’Italia. Non è un doppione del Colosseo, ma una sua variante pienamente funzionale, capace di raccontare la stessa storia da un altro punto di vista.

Visitandolo, si capisce che il Colosseo non era un’eccezione architettonica, ma il vertice di una rete di edifici pensati per replicare Roma ovunque arrivasse il potere imperiale. E forse è proprio questo che rende questo anfiteatro così sorprendente: dimostra che l’idea di Roma non finiva ai confini della città, ma si estendeva, pietra dopo pietra, in tutto il Mediterraneo.

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