La crisi globale dell’istruzione continua a rappresentare una delle emergenze più gravi per il futuro di milioni di bambini e bambine.
Secondo l’ultimo Atlante sull’Educazione “Learning Out Loud” pubblicato da WeWorld, ONG italiana impegnata da oltre 50 anni nella tutela dei diritti di donne e minori in più di 20 Paesi, il numero di minori esclusi dall’istruzione si aggira intorno a 278 milioni. Questo dato allarmante è accompagnato da una crescente riduzione dei finanziamenti internazionali all’educazione, con una previsione che indica un calo di 3,2 miliardi di dollari entro la fine del 2026.
L’istruzione, da sempre considerata la chiave per aprire le porte delle opportunità e della crescita, si trova oggi messa a dura prova da contesti di guerra, povertà e cambiamenti climatici. Nel 2025, infatti, solo il 24% dei fondi necessari per garantire un’educazione di qualità è stato coperto, un segnale evidente di come il settore sia tra i meno finanziati a livello globale. Le conseguenze di tale crisi si traducono in scuole chiuse, scarsità di insegnanti, aumento dell’abbandono scolastico e riduzione dei servizi di supporto fondamentali per il benessere dei minori.
In molti Paesi colpiti da conflitti o crisi umanitarie, come l’Ucraina, la scuola ha assunto un ruolo che va ben oltre la semplice istruzione: è diventata un centro di protezione e cura per bambini traumatizzati dagli eventi bellici. Grazie ai programmi di supporto psicosociale promossi da WeWorld, molti piccoli rifugiati riescono a ritrovare la serenità attraverso la gioco-terapia, un metodo clinico specifico che utilizza il gioco come strumento per esternare e affrontare il trauma vissuto. Mariia, madre di un bambino ucraino, racconta come suo figlio, prima terrorizzato e incapace di dormire da solo, oggi riesca a giocare e a socializzare, segno tangibile di una speranza ritrovata.
Progetti di speranza e modelli innovativi
Il lavoro di WeWorld non si limita all’emergenza ma si estende anche a interventi di lungo termine in diverse aree geografiche. In Mozambico, dove prima dell’intervento il 30% degli studenti abbandonava la scuola e i matrimoni precoci erano diffusi, le aule oggi sono tornate a popolarsi, offrendo ai bambini un ambiente accogliente e comunitario. Situazioni simili si riscontrano in Cambogia, dove il giovane Puth, che rischiava di abbandonare gli studi a causa delle difficoltà logistiche, ora frequenta regolarmente la scuola, motivato e più sereno.
In Palestina, la riabilitazione di un asilo ha trasformato una struttura precaria in una scuola sicura, aumentando sia la frequenza che la qualità della formazione. In Libano, la giovane Zeinab, 13 anni, sogna di diventare scrittrice e considera la scuola il suo luogo preferito, testimoniando l’impatto positivo dei progetti educativi di WeWorld.
Per affrontare la complessità di questa crisi, l’organizzazione ha sviluppato il Framework Cares, un modello educativo che ruota attorno a cinque pilastri fondamentali: Comunità, Accesso, Diritti, Espressione e Sicurezza. Questo approccio riconosce i bambini e le bambine come protagonisti attivi del proprio percorso educativo, sottolineando che frequentare la scuola non basta se non sono garantite condizioni di base quali accesso all’acqua potabile e servizi igienico-sanitari adeguati. Nel mondo, infatti, 447 milioni di studenti non hanno accesso all’acqua pulita e 646 milioni vivono senza servizi igienici adeguati.

WeWorld: un impegno globale e italiano (www.lascuolafanotizia.it)
Fondata nel 2018 dall’unione di WeWorld Onlus e GVC, WeWorld opera in 27 Paesi, compresa l’Italia, con oltre 158 progetti che coinvolgono più di 7 milioni di beneficiari diretti. Nel nostro Paese, l’organizzazione si impegna nella lotta alla povertà educativa e alla dispersione scolastica, coinvolgendo oltre 3.000 ragazzi e ragazze in programmi di supporto che includono laboratori, sportelli di orientamento e formazione per genitori e insegnanti.
Parallelamente, WeWorld porta avanti campagne contro la violenza di genere, promuovendo l’empowerment femminile con servizi gratuiti di accoglienza, supporto psicologico e orientamento al lavoro, soprattutto in quartieri difficili di diverse città italiane. Uno degli interventi più innovativi è lo sportello attivo 24 ore su 24 nel Pronto Soccorso dell’ospedale San Camillo-Forlanini di Roma, dedicato alla tutela delle donne vittime di violenza e dei loro figli.
Sul piano internazionale, gli interventi si concentrano in Africa, Medio Oriente, Sud America, subcontinente indiano e Sud-est asiatico, con progetti volti a garantire il diritto all’istruzione, alla salute e alla protezione, oltre a sostenere lo sviluppo socio-economico e la gestione sostenibile delle risorse.
Gli operatori di WeWorld affrontano situazioni di emergenza, come guerre e carestie, con un approccio integrato che combina aiuti umanitari immediati e programmi di cooperazione allo sviluppo, per garantire a bambini e bambine non solo la sussistenza ma anche un’educazione di qualità che consenta loro di costruire un futuro dignitoso e pieno di opportunità.








