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Mappe e macro-indici, il metodo di studio che aiuta a non bloccarsi all’orale di maturità

Mappe e macro-indici, il metodo di studio che aiuta a non bloccarsi all’orale di maturità
Mappe e macro-indici, il metodo di studio che aiuta a non bloccarsi all’orale di maturità

L’utilizzo di un corretto metodo di studio è la miglior garanzia di affrontare l’orale della maturità con la minor dose possibile di ansia.

Per chi si prepara all’esame di Stato, il colloquio orale è spesso il momento che mette più ansia. Si parte da uno spunto della commissione, lo si commenta e da lì bisogna costruire un percorso tra più materie. Il nodo, però, non è imparare tutto a memoria. Conta di più arrivare con una visione chiara del programma e con collegamenti semplici, solidi, facili da richiamare anche quando la tensione si fa sentire.

Prima il quadro generale, poi i collegamenti

La prima cosa da fare, quando si prepara l’orale di maturità, è fermarsi e rimettere in fila il quadro generale di ogni materia, senza correre subito ai collegamenti. Sembra banale, ma spesso non lo è. Molti studenti partono cercando agganci tra storia, italiano, filosofia o scienze e finiscono per fare confusione tra date, autori e concetti, proprio perché manca una base ordinata. Il metodo indicato da diversi tutor scolastici e rilanciato anche da siti molto seguiti dagli studenti, come ScuolaZoo, va nella direzione opposta: prima si lavora materia per materia, poi si uniscono i pezzi.

In concreto, può essere utile preparare un macro-indice per ogni disciplina, segnando gli argomenti fatti durante l’ultimo anno, quelli davvero centrali e quelli toccati più velocemente. Già così il programma cambia faccia: non sembra più un blocco unico e pesante, ma qualcosa di leggibile. E soprattutto aiuta a capire subito dove si è più sicuri e dove, invece, c’è da tornare sopra.

Date, autori e concetti: mettere ordine al programma aiuta davvero

Una volta fissata l’ossatura delle singole materie, il passo successivo è costruire una griglia di ripasso che permetta di vedere meglio i punti che tornano. Bastano pochi elementi, purché siano quelli giusti: date, eventi, autori, correnti, parole chiave.

In storia, per esempio, gli snodi principali del Novecento; in italiano, gli scrittori e i temi più forti; in filosofia, i concetti essenziali; in fisica o scienze, i fenomeni e le teorie che si spiegano con più chiarezza. L’idea è semplice: mettere ordine prima che sia la commissione a costringerti a farlo, partendo da una foto, un documento o un testo.

Metodo di studio maturità

Il metodo di studio che ti salva all’esame di maturità (lascuolafanotizia.it)

Se lo spunto richiama, per esempio, la Seconda guerra mondiale, avere già in testa una griglia aiuta a passare con più naturalezza da Ungaretti o Quasimodo al piano storico, e poi magari all’energia nucleare o alle conseguenze politiche del conflitto. Non è una scorciatoia miracolosa. Ma chi usa questo metodo lo dice in modo molto concreto: se sai dove stanno le cose, ti blocchi meno. All’orale, spesso, la sicurezza nasce proprio da lì.

Frecce, colori e parole chiave: la mappa che fa scattare il ripasso

Dopo la griglia arriva la parte più pratica: la mappa visiva. Entrano in gioco frecce, colori, evidenziatori, cerchi, schemi fatti a mano o sul tablet. Cambiano gli strumenti, non il risultato: trasformare il programma in qualcosa che si colga al volo. Il meccanismo è semplice. Si prende un argomento centrale e si segnano i possibili passaggi verso le altre materie, aggiungendo accanto una o due parole chiave che aiutino a ricordare il collegamento. Non serve fare un lavoro perfetto. Anzi, spesso funzionano meglio le mappe più personali, anche un po’ grezze, piene di segni, abbreviazioni e richiami rapidi. Sono quelle che restano più facilmente in testa. Uno studente che davanti ha “guerra – poesia – crisi – scienza” scritto su un foglio colorato, di solito, recupera il filo del discorso più in fretta di chi si ritrova con pagine intere di appunti in fila. E questo pesa soprattutto nei primi minuti del colloquio, quando l’agitazione è più forte. La mappa concettuale, insomma, non sostituisce lo studio: lo rende più facile da tirare fuori al momento giusto. E all’esame conta parecchio.

Scegliere i temi forti e lasciare indietro quelli che servono meno

L’ultimo passaggio è capire quali argomenti vale davvero la pena tenere al centro e quali, invece, offrono pochi agganci. Non tutti i temi del programma hanno lo stesso peso all’esame orale. Alcuni permettono di passare in modo fluido da una materia all’altra; altri restano più chiusi, oppure portano a collegamenti deboli e poco convincenti. Per questo, quando la mappa di studio è pronta, conviene guardare quali nodi tornano più spesso. Di solito sono i grandi temi affrontati durante l’anno: guerre, crisi, cambiamenti sociali, progresso scientifico, rapporto tra individuo e potere. È lì che, nella maggior parte dei casi, si muove anche la commissione, proprio perché sono argomenti larghi, riconoscibili, adatti a un discorso multidisciplinare.

Il consiglio, quindi, è concentrare il ripasso sugli snodi con più incroci e lasciare sullo sfondo i capitoli meno utili in questa fase. Non vuol dire saltarli. Vuol dire dare priorità a quello che può davvero aiutare a non restare fermi. Secondo le indicazioni che circolano nelle guide per studenti, il rischio di scena muta si riduce quando il candidato non prova a ricordare tutto, ma capisce in fretta da dove partire. E all’orale, molto spesso, è proprio lì che si gioca la differenza.

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