Per arrivare preparati all’esame di maturità un’ottima idea può esser quella di conoscere gli argomenti più probabili, quelli che solitamente si prestano a creare collegamenti interdisciplinari.
All’orale di maturità, dopo gli scritti, si arriva al momento che chiude davvero l’esame di Stato davanti alla commissione: il colloquio multidisciplinare. Si parte da uno stimolo iniziale — un’immagine, un testo, un documento — pensato proprio per far emergere collegamenti tra più materie. Ed è qui che tanti ragazzi si inceppano. Non tanto sul singolo argomento, ma sul trovare un filo, seguirlo e tenerlo in piedi senza perdersi.
Seconda guerra mondiale, il grande classico che unisce storia, letteratura e scienza
Tra i grandi temi dell’orale di maturità, la Seconda guerra mondiale resta uno dei più probabili. Il motivo è semplice: permette passaggi naturali tra storia, italiano, letteratura straniera e anche scienze o fisica. È un tema che torna in quasi tutti i programmi dell’ultimo anno e la commissione lo sceglie spesso proprio per questo. Offre molti agganci e consente allo studente di non restare chiuso dentro una sola materia.
Da qui si può andare ai totalitarismi, alla Resistenza, al dopoguerra. Ma anche alla poesia di Ungaretti e Quasimodo, oppure alla narrativa del Novecento, da Primo Levi a Hemingway, se fa parte del programma svolto. Poi c’è la parte scientifica: l’energia nucleare, la bomba atomica, il rapporto tra ricerca e uso militare della tecnologia. Sono collegamenti che funzionano, a patto che non sembrino tirati per i capelli. All’esame, infatti, non conta infilare più materie possibile una dietro l’altra. Conta far vedere che un argomento ha davvero diramazioni concrete. E questo un docente lo capisce subito, anche da come uno studente passa da storia contemporanea a fisica.
Crisi, progresso e modernità: i temi che tornano più spesso all’orale
Se la Seconda guerra mondiale è il classico più immediato, all’esame orale ci sono altri nuclei che tornano spesso: crisi, progresso e modernità. Sono parole ampie, è vero, ma proprio per questo reggono bene. La crisi può essere economica, politica, sociale o interiore. Il progresso può riguardare l’industria, la scienza, il lavoro che cambia. La modernità, invece, attraversa arte, filosofia, letteratura e trasformazioni nei modi di vivere.
In pratica, sono temi che la commissione può far scattare anche partendo da pochissimo: una fotografia di fabbrica, un grafico, una pagina di romanzo. In italiano si arriva facilmente a Pirandello, Svevo, Montale o alle avanguardie. In storia si entra nel Novecento, nella società di massa, nelle guerre, nella ricostruzione. In filosofia affiorano Marx, Nietzsche, Freud o il tema dell’alienazione. Chi prepara bene il colloquio, di solito, non impara collegamenti già confezionati. Fa il contrario: individua alcuni nuclei tematici che ritornano in più programmi e li ripassa come una rete. È un metodo semplice, molto concreto, ma utile. “Parti dai concetti che tornano”, ripetono molti docenti nei giorni dell’orale. Ed è spesso lì che si trovano i passaggi più solidi.
Immagini, testi e video: così cambia il modo di costruire i collegamenti
Nella prima parte del colloquio orale, lo stimolo può cambiare molto. E cambia anche il modo in cui conviene rispondere. Se la commissione propone un’immagine, la prima cosa da fare è descrivere bene ciò che si vede, senza correre subito ai collegamenti: ambientazione, simboli, periodo, dettagli. Un manifesto di propaganda, per esempio, apre strade diverse rispetto a una fotografia di una città industriale o a un’opera d’arte.

Esame di maturità, prepararsi per gli argomenti più battuti (lascuolafanotizia.it)
Se invece c’è un testo, conviene prima inquadrarlo: autore, data, lessico, tono. Solo dopo si può allargare il discorso. Con un video o un documento audiovisivo serve ancora più ordine, perché il rischio di perdersi in impressioni vaghe è alto. Meglio fermarsi su due o tre elementi chiave e lavorare su quelli. Nella maggior parte dei casi la commissione non cerca effetti speciali. Cerca un candidato che osservi, interpreti e colleghi con logica. Anche una risposta non impeccabile può funzionare, se ha una direzione chiara. Al contrario, i collegamenti messi insieme in fretta, uno dopo l’altro, spesso si sfilano. E a quel punto il colloquio si fa più complicato.
Dai periodi storici agli autori: è qui che si trovano i ponti più solidi
Per preparare davvero l’orale di maturità, il modo più utile resta partire dai periodi storici e dagli autori chiave. Il Novecento, più di altri secoli, aiuta perché mette in contatto eventi, idee, poetiche e scoperte scientifiche. Fare una mappa, anche molto semplice, può servire parecchio. Da una parte le date, dall’altra i nomi. Poi i collegamenti tra ciò che ha qualcosa in comune: un conflitto, una corrente culturale, una svolta tecnica, una crisi.
Alcuni temi resteranno isolati, ed è normale. Altri invece torneranno spesso, quasi da soli. Sono proprio quelli su cui la commissione, con più probabilità, può costruire lo spunto iniziale. Lo stesso vale per gli autori. Non tutti permettono passaggi convincenti; alcuni sì, e in modo naturale. Pirandello, Levi, Ungaretti, Montale, ma anche figure centrali di filosofia o storia dell’arte, diventano spesso snodi utili perché parlano a più materie senza forzature. Alla fine l’obiettivo non è stupire. È dare l’idea di avere una struttura chiara in testa. Se c’è quella, anche un piccolo vuoto si recupera. Se manca, invece, anche la nozione studiata bene rischia di restare ferma, senza un ponte verso il resto.








