Scuola

Cellulari vietati a scuola: cosa dice davvero la Circolare 3392 e come cambiano le lezioni

Divieto cellulari a scuola: la Circolare Ministeriale 3392 nella secondaria di secondo grado

A poco più di un anno dall’entrata in vigore del divieto cellulari scuola nelle secondarie di secondo grado, vale la pena fare il punto su cosa stabilisce esattamente la Circolare Ministeriale n. 3392 del 16 giugno 2025, come si è tradotta nella pratica quotidiana degli istituti e quali domande restano ancora aperte tra docenti, studenti e famiglie. Non è una norma nata dal nulla: è il tassello che completa un percorso già avviato con le scuole del primo ciclo.

Cosa dice esattamente la Circolare n. 3392

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha emesso la circolare il 16 giugno 2025, a ridosso della fine dell’anno scolastico 2024/2025, con un obiettivo preciso: estendere il divieto d’uso degli smartphone alle scuole superiori. Il provvedimento stabilisce un divieto assoluto di utilizzo del telefono cellulare durante lo svolgimento delle attività didattiche e, più in generale, nell’intero orario scolastico.

Il punto è che non si tratta di un semplice invito o di una raccomandazione: la circolare parla chiaro. Lo smartphone non può essere usato — non solo durante le lezioni, ma durante lo svolgimento dell’attività didattica e più in generale in orario scolastico. Questo significa che anche le pause, i momenti di transizione tra un’ora e l’altra, i minuti prima che entri il docente rientrano nella fascia coperta dal divieto.

A fondamento della norma, il Ministero richiama gli effetti negativi dell’uso eccessivo o scorretto degli smartphone documentati dalla ricerca scientifica: difficoltà di concentrazione, impatto sul benessere psicologico, interferenza con i processi di apprendimento. Non è una posizione ideologica, ma una scelta che si appoggia a un corpus crescente di evidenze internazionali sull’impatto dei dispositivi mobili in contesti educativi.

Il percorso normativo: prima le medie, poi le superiori

Per capire la portata della circolare, bisogna inquadrarla nel percorso che l’ha preceduta. Già con la nota n. 5274 dell’11 luglio 2024, il Ministero aveva introdotto il divieto per le scuole del primo ciclo — quindi elementari e medie. La Circolare n. 3392 del 2025 completa il quadro, portando il divieto anche al secondo ciclo di istruzione, cioè licei, istituti tecnici e istituti professionali.

L’implementazione nelle scuole superiori è partita a settembre 2025, con l’avvio dell’anno scolastico 2025/2026. Gli istituti hanno avuto l’estate per adeguare i propri regolamenti interni e comunicare le nuove disposizioni a studenti e famiglie — e molti lo hanno fatto attraverso circolari interne che riprendevano e specificavano le indicazioni ministeriali.

→ Leggi anche: Dispositivi digitali per il personale scolastico: graduatorie delle scuole ammesse (Decreto 48/2026)

Il punto è che la norma nazionale fissa il perimetro minimo: ogni istituto può integrare e dettagliare le modalità applicative nel proprio regolamento, ma non può derogare al divieto di base. Questo ha prodotto una certa varietà nelle soluzioni adottate — dagli appositi contenitori per riporre i telefoni all’ingresso, alle comunicazioni formali alle famiglie in caso di violazione — senza però intaccare il nucleo della norma.

Cosa cambia rispetto a prima per gli studenti delle superiori

Prima della circolare, la situazione nelle scuole superiori era molto eterogenea. Alcuni istituti avevano già regolamenti restrittivi; altri tolleravano l’uso del cellulare durante le pause o persino durante le lezioni per scopi didattici. La Circolare n. 3392 elimina questa discrezionalità: il divieto vale ovunque, per tutti gli studenti del secondo ciclo, per tutta la durata dell’orario scolastico.

Per gli studenti, il cambiamento più immediato è pratico: lo smartphone non si usa — non si controlla, non si tiene sul banco, non si usa “solo un secondo” per fotografare la lavagna o rispondere a un messaggio. Occorre abituarsi a una gestione diversa del tempo scolastico, che torni a costruirsi intorno all’interazione diretta con docenti e compagni.

Per i docenti, la norma toglie un onere che spesso gravava su di loro: quello di negoziare continuamente le condizioni d’uso con ogni classe. Adesso c’è una regola chiara, uguale per tutti, che non richiede trattative caso per caso. Bisogna, però, che la scuola come istituzione sostenga concretamente questa regola — con procedure condivise e, quando serve, con il coinvolgimento delle famiglie.

Le domande ancora aperte a un anno dall’avvio

A ottobre 2026, con un anno scolastico completo alle spalle dall’implementazione nelle superiori, alcune questioni meritano di essere tenute monitorate — anche se non esistono ancora dati sistematici e verificati sull’applicazione nazionale del provvedimento.

La prima riguarda la coerenza applicativa. Il divieto esiste, ma la sua efficacia dipende in larga misura dalla capacità di ogni singolo istituto di renderlo operativo in modo uniforme. Una norma applicata con rigore in alcune classi e ignorata in altre perde gran parte del suo senso.

→ Leggi anche: Assegnazioni provvisorie e utilizzazioni 2026-27: chi può partecipare e come fare domanda

La seconda questione riguarda gli strumenti didattici digitali. Molti istituti hanno investito negli anni scorsi in attività che prevedono l’uso di dispositivi mobili — non necessariamente smartphone personali, ma il confine può essere sfumato. Bisogna che le scuole distinguano con chiarezza tra l’uso personale del telefono, vietato dalla circolare, e l’eventuale uso di strumenti digitali forniti dalla scuola per finalità didattiche specifiche.

La terza — forse la più delicata — riguarda gli studenti con bisogni educativi speciali. Per alcuni studenti con DSA o altri BES, il dispositivo mobile può essere uno strumento compensativo previsto dal Piano Didattico Personalizzato. Occorre che ogni istituto definisca con chiarezza come gestire queste situazioni nel rispetto sia della norma ministeriale sia dei diritti individuali degli studenti.

Come leggere questa norma: disciplina o opportunità?

Il rischio, quando si parla di divieto cellulari scuola, è di ridurre tutto a una questione di disciplina. Ma il punto è un altro: la circolare non nasce per punire gli studenti, nasce per proteggere il tempo dell’apprendimento. E questo è un cambio di prospettiva importante, che vale la pena spiegare bene — agli studenti, ma anche alle famiglie.

Uno smartphone in tasca — anche spento, anche con la suoneria silenziata — è una fonte di distrazione potenziale. La ricerca lo conferma: la sola presenza del dispositivo può ridurre la capacità di concentrazione, anche quando non viene usato attivamente. Il divieto assoluto, in questo senso, non è una misura punitiva ma una scelta di tutela: del diritto degli studenti a stare a scuola senza interferenze continue, del diritto dei docenti a insegnare in un contesto di attenzione condivisa.

Per approfondire il testo integrale della circolare, è possibile consultare la pagina dedicata su Notizie della Scuola, che riporta il documento nella sua versione ufficiale.

Quello che serve adesso, a un anno dall’avvio, è che il divieto cellulari scuola nelle superiori smetta di essere percepito come un’imposizione calata dall’alto e diventi invece parte di una cultura scolastica consapevole — costruita insieme da studenti, docenti e famiglie, con regole chiare, applicate con coerenza e spiegate con onestà. Non è tanto il divieto in sé a fare la differenza, quanto la capacità della scuola di dargli un senso condiviso.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Change privacy settings
×