Salute

Defibrillatori a scuola: come funzionano e perché ogni istituto deve averli

Defibrillatori a scuola: come funzionano e perché ogni istituto deve averli

Il 6 ottobre 2026, a Pontedera, un episodio di arresto cardiaco in ambito scolastico ha riacceso il dibattito su un tema che non dovrebbe mai passare in secondo piano: la presenza dei defibrillatori a scuola, la formazione del personale e la capacità di intervenire nei primissimi minuti — quelli che, letteralmente, fanno la differenza tra la vita e la morte. Non è retorica: i dati parlano chiaro, e la normativa italiana — pur con qualche zona grigia — indica una direzione precisa.

Cosa succede durante un arresto cardiaco e perché il tempo è tutto

Un arresto cardiaco non è un infarto. Il cuore smette di pompare sangue, il cervello resta senza ossigeno e ogni minuto che passa riduce le possibilità di sopravvivenza del 10%. Secondo i dati dell’Agenzia Regionale di Coordinamento per la Salute del Friuli Venezia Giulia, solo i primi cinque minuti sono davvero utili per salvare una persona senza conseguenze neurologiche da ipossia cerebrale.

In Italia si registrano circa 60.000 morti per arresto cardiaco ogni anno: un’incidenza di 1 ogni 1.000 abitanti, ovvero circa 7 persone ogni ora. Il tasso di sopravvivenza attuale è fermo al 2%. Una cifra che fa riflettere — e che potrebbe salire fino al 60-75% con una distribuzione capillare dei defibrillatori e una formazione diffusa al primo soccorso.

Il punto è questo: un defibrillatore inutilizzabile perché chiuso in un armadio, o presente in una scuola dove nessuno sa come usarlo, non serve a niente. La macchina da sola non basta — serve un sistema.

Come funziona un defibrillatore automatico esterno (DAE)

Il Defibrillatore Automatico Esterno, comunemente chiamato DAE, è uno strumento progettato per essere usato anche da chi non ha una formazione medica. Questo è il suo punto di forza: analizza autonomamente il ritmo cardiaco del paziente e, solo se necessario, eroga una scarica elettrica per ripristinare l’attività cardiaca normale.

Il funzionamento segue una sequenza guidata:

  • Si accende il dispositivo — nella maggior parte dei modelli basta aprire il coperchio o premere un unico pulsante.
  • Una voce sintetica guida passo dopo passo: dove posizionare gli elettrodi adesivi, quando allontanarsi dal paziente, quando è il momento di erogare la scarica.
  • Il DAE analizza il ritmo cardiaco in modo autonomo: non eroga mai la scarica se non è necessaria. Non si può fare del male a un paziente usando il DAE in modo scorretto per questo motivo.
  • Tra un’analisi e l’altra, il dispositivo guida anche nell’esecuzione delle compressioni toraciche.

Il messaggio che occorre veicolare — soprattutto nelle scuole — è che usare un DAE non richiede di essere medici. Richiede di non perdere tempo.

👉 Leggi anche: Dispositivi digitali per il personale scolastico: graduatorie delle scuole ammesse (Decreto 48/2026)

La normativa italiana: cosa dice davvero la legge 116/2021

Il quadro normativo di riferimento è la Legge 4 agosto 2021, n. 116, che disciplina le Disposizioni in materia di utilizzo dei defibrillatori semiautomatici e automatici. A questa si aggiunge il decreto del Ministero della Salute del 16 marzo 2023, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 171 del 24 luglio 2023, che ha fissato criteri e procedure per l’installazione dei dispositivi.

Bisogna però essere precisi su un punto che spesso viene frainteso — anche nei titoli di giornale: le scuole non rientrano nell’elenco dei luoghi in cui la presenza del DAE è obbligatoria per legge a livello nazionale. L’obbligo attualmente riguarda le associazioni sportive professionistiche e dilettantistiche, gli studi odontoiatrici e le policliniche.

Le scuole sono invece inserite tra i luoghi in cui la presenza del defibrillatore è fortemente raccomandata. Una distinzione sottile ma importante: non c’è una sanzione automatica per un istituto sprovvisto di DAE, ma ci sono — e questo pesa — ragioni etiche, pratiche e di responsabilità gestionale che rendono l’assenza del dispositivo difficile da giustificare.

Alcune regioni e alcuni comuni hanno già legiferato in autonomia, rendendo obbligatoria la presenza dei defibrillatori negli istituti scolastici sul proprio territorio. Occorre quindi verificare la normativa locale, che può essere più restrittiva di quella nazionale.

Perché i defibrillatori a scuola restano una priorità assoluta

La scuola è un luogo ad alta densità di persone: studenti, docenti, personale ATA, genitori, visitatori. Gli episodi di arresto cardiaco non riguardano solo gli anziani — possono colpire adulti in apparente buona salute, e in rari ma documentati casi anche adolescenti, spesso a causa di aritmie cardiache congenite non diagnosticate.

Il problema non è solo la disponibilità del dispositivo. È la catena della sopravvivenza: riconoscere l’arresto cardiaco, chiamare il 118, iniziare le compressioni toraciche, usare il DAE. Ogni anello deve funzionare. Se il personale scolastico non sa riconoscere i segnali o non ha mai toccato un defibrillatore, il dispositivo appeso alla parete rimane un oggetto decorativo.

Per questo la formazione è parte integrante del sistema. Il corso BLSD (Basic Life Support and Defibrillation) è il percorso standard che abilita all’uso del DAE e alle manovre di rianimazione cardiopolmonare. Non è un corso lungo: si tratta generalmente di una formazione pratica di poche ore, ripetibile periodicamente, che può essere organizzata direttamente dall’istituto scolastico coinvolgendo personale sanitario qualificato.

👉 Leggi anche: Scuola in ospedale: 402 bambini in classe tra un ricovero e l'altro. Il caso dell'ospedale Perrino di Brindisi

Chi dovrebbe essere formato in una scuola — e come organizzarsi

Non è necessario che ogni singolo docente sia un esperto di primo soccorso. Bisogna però garantire che in ogni fascia oraria ci sia almeno una persona formata e in grado di intervenire. In pratica, questo significa coinvolgere:

  • il personale ATA — collaboratori scolastici e assistenti amministrativi che presidiano gli spazi comuni;
  • i docenti di scienze motorie, spesso già sensibilizzati sul tema;
  • i responsabili della sicurezza dell’istituto, che per legge devono gestire le emergenze;
  • eventuali docenti volontari interessati a formarsi.

Il DAE va posizionato in un luogo accessibile, segnalato chiaramente, preferibilmente vicino agli spazi ad alto traffico come l’ingresso principale, la palestra o la sala professori. La segnaletica standardizzata — il simbolo verde con il cuore e il fulmine — deve essere visibile anche a chi non conosce la scuola.

Alcune scuole hanno avviato percorsi di educazione al primo soccorso anche per gli studenti delle classi superiori, integrando il tema nei programmi di educazione civica o scienze. È un investimento di lungo periodo: un ragazzo che a sedici anni impara a usare un DAE porta quella competenza per tutta la vita.

Cosa può fare concretamente un istituto oggi

Se la scuola non è ancora dotata di defibrillatore, il primo passo è una valutazione interna: quante persone frequentano l’edificio, in quali orari, quali sono i punti critici. Esistono fornitori specializzati e bandi pubblici — a livello regionale e comunale — che possono cofinanziare l’acquisto del dispositivo.

Una volta installato il DAE, occorre registrarlo: molte regioni dispongono di mappe pubbliche dei defibrillatori accessibili tramite app o sito web, che permettono ai soccorritori del 118 di localizzare il dispositivo più vicino in caso di emergenza. Registrare il DAE è un atto di responsabilità collettiva, non solo verso la propria scuola ma verso l’intero quartiere.

Per approfondire la normativa e trovare indicazioni pratiche sull’installazione, il sito dell’Agenzia Regionale di Coordinamento per la Salute del Friuli Venezia Giulia offre una sintesi chiara e aggiornata del quadro legislativo nazionale.

Quello che è successo a Pontedera il 6 ottobre 2026 è un promemoria — l’ennesimo — che le emergenze cardiache non si annunciano. La scuola ha la responsabilità di essere un luogo sicuro non solo dal punto di vista edilizio o disciplinare, ma anche sanitario. Dotarsi di un DAE e formare il personale non è un lusso né un adempimento burocratico: è la scelta minima che ogni istituto può fare per aumentare le probabilità che, in un momento critico, qualcuno torni a casa.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Change privacy settings
×