L’educazione civica nel primo ciclo sta attraversando una fase di trasformazione normativa significativa: dopo l’introduzione della Legge n. 92 del 20 agosto 2019, che ha istituito formalmente l’insegnamento come disciplina autonoma e trasversale, il quadro di riferimento si è ulteriormente evoluto con il Decreto Ministeriale n. 183 del 7 settembre 2024 e, più di recente, con le Indicazioni Nazionali 2025. Per docenti di scuola primaria e secondaria di primo grado, capire cosa cambia concretamente — nella progettazione, nella didattica e nella valutazione — non è un esercizio teorico: è una necessità pratica che riguarda ogni consiglio di classe e ogni curricolo verticale.
Il punto di partenza: cosa ha stabilito la Legge 92/2019
Prima del 2019, l’educazione civica era spesso relegata ai margini della programmazione scolastica — qualche ora di “cittadinanza e costituzione” incastrata tra storia e geografia, senza voto autonomo e senza traguardi nazionali chiari. La Legge n. 92/2019 ha cambiato questa impostazione in modo strutturale.
Il punto è che la legge non si è limitata a ribattezzare la materia: ha imposto un monte orario minimo di trentatré ore annue, ha introdotto una valutazione distinta con voto in decimi (nella secondaria di primo grado) o con giudizio descrittivo (nella primaria), e ha stabilito che la disciplina debba essere insegnata in modo trasversale, con il coinvolgimento di tutti i docenti del consiglio di classe sotto il coordinamento di uno di loro.
Questa trasversalità è al tempo stesso il punto di forza e la principale sfida operativa. Non è tanto la materia in sé a essere complessa, quanto il fatto che richiede una progettazione collegiale autentica — non una semplice spartizione di argomenti tra insegnanti.
Le Linee Guida 2024: cosa sostituiscono e cosa introducono
Con il DM 183 del 7 settembre 2024, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha adottato nuove Linee Guida per l’insegnamento dell’educazione civica, che sostituiscono integralmente le precedenti emanate con il D.M. 35 del 22 giugno 2020. L’applicazione è partita dall’anno scolastico 2024/25.
La novità più rilevante sul piano strutturale riguarda i curricoli: a partire dal 2024/25, le scuole non costruiscono più i propri percorsi di educazione civica in autonomia totale, ma devono riferirsi a traguardi e obiettivi di apprendimento definiti a livello nazionale. Questo è un cambio di paradigma importante — si passa da una libertà quasi totale nella progettazione a un quadro di riferimento vincolante, che garantisce maggiore uniformità tra istituti ma richiede anche un aggiornamento dei documenti curricolari già adottati.
Le tre grandi aree tematiche attorno a cui si organizza l’insegnamento restano quelle già introdotte dalla legge istitutiva, ma vengono ora declinate con maggiore precisione:
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- Costituzione — diritti e doveri, principi fondamentali, istituzioni della Repubblica, legalità;
- Sviluppo economico e sostenibilità — Agenda 2030, educazione ambientale, economia circolare, salute, benessere collettivo;
- Cittadinanza digitale — uso consapevole delle tecnologie, sicurezza in rete, identità digitale, pensiero critico rispetto ai media.
Occorre che ogni scuola verifichi come questi tre assi si distribuiscono verticalmente — dalla classe prima della primaria alla terza secondaria di primo grado — evitando ripetizioni inutili e assicurando una progressione reale delle competenze.
Come progettare il curricolo verticale nel primo ciclo
La progettazione curricolare dell’educazione civica nel primo ciclo richiede un lavoro che non si improvvisa in un collegio docenti di fine agosto. Bisogna partire dai traguardi nazionali indicati nelle Linee Guida 2024 e costruire una mappa di progressione che tenga conto delle fasi di sviluppo degli alunni.
Nella scuola primaria, il focus è prevalentemente esperienziale: si lavora sulle regole della convivenza, sui diritti dei bambini, sull’ambiente e sulla responsabilità individuale. I concetti vengono introdotti attraverso situazioni concrete, narrazioni, giochi di ruolo. Non è tanto la “lezione di Costituzione” a fare la differenza, quanto la capacità di collegare i principi costituzionali alla vita quotidiana della classe.
Nella secondaria di primo grado, la complessità aumenta. Si può affrontare il funzionamento delle istituzioni, la storia dei diritti, le sfide della globalizzazione, il rapporto tra tecnologia e democrazia. È qui che la cittadinanza digitale trova la sua collocazione più naturale — gli alunni di undici-quattordici anni sono già immersi in ecosistemi digitali complessi e hanno bisogno di strumenti critici, non solo di regole da rispettare.
Un curricolo verticale efficace dovrebbe prevedere:

- una mappatura per anno scolastico degli obiettivi di apprendimento, distinta per i tre assi tematici;
- l’indicazione esplicita di quali discipline contribuiscono a quali traguardi;
- momenti di verifica e revisione collegiale almeno a metà e fine anno;
- un raccordo con il PTOF e con i progetti extracurricolari già attivi nell’istituto.
La valutazione: il nodo che ancora fa discutere
La valutazione dell’educazione civica rimane uno dei temi più dibattuti tra i docenti del primo ciclo. Il voto — o il giudizio descrittivo nella primaria — deve essere autonomo rispetto alle altre discipline, ma al tempo stesso deve riflettere contributi che arrivano da più insegnanti.
Il punto critico è la collegialità: chi propone il voto? Come si raccolgono le osservazioni di tutti i docenti coinvolti? Le Linee Guida 2024 ribadiscono che la valutazione deve essere frutto di un processo condiviso, coordinato dal docente referente, ma basato su elementi raccolti da tutto il consiglio di classe.
Nella pratica, questo significa costruire strumenti comuni: griglie di osservazione, rubriche valutative, compiti di realtà che permettano di rilevare competenze trasversali come la partecipazione consapevole, la capacità di argomentare, il rispetto delle regole. Non basta registrare chi ha fatto una ricerca sulla Costituzione — bisogna valutare come l’alunno ha elaborato le informazioni, se è in grado di trasferirle in contesti diversi, quanto è consapevole del proprio ruolo di cittadino.
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Le Indicazioni Nazionali 2025 e il nuovo assetto del curricolo
Il quadro normativo si arricchisce ulteriormente con le Indicazioni Nazionali 2025, introdotte con il D.M. 221/2025, che rappresentano una revisione organica e profonda dei documenti del 2012. Questo regolamento — che riguarda il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo nel suo complesso — ridefinisce l’impianto generale entro cui si colloca anche l’educazione civica.
Le Indicazioni 2025 pongono un accento forte sulla verticalità del curricolo e sulla coerenza tra conoscenze, abilità e competenze lungo tutto il percorso del primo ciclo. Per l’educazione civica, questo significa che i traguardi delle Linee Guida 2024 devono essere letti e integrati all’interno di questo nuovo assetto complessivo — non come un’isola separata, ma come parte di un progetto educativo unitario.
Bisogna che le scuole aggiornino i propri documenti curricolari tenendo conto di entrambi i livelli normativi: le Linee Guida 2024 per gli obiettivi specifici dell’educazione civica, e le Indicazioni 2025 per il quadro generale di competenze e per la struttura del curricolo verticale. Non si tratta di un lavoro duplicato, ma di un’integrazione necessaria.
Cosa fare concretamente nei consigli di classe e nei collegi
Per chi lavora ogni giorno nelle scuole del primo ciclo, la domanda pratica è: da dove si comincia? Alcune azioni sono prioritarie.
Prima di tutto, occorre rileggere il curricolo di istituto alla luce delle Linee Guida 2024 e verificare se gli obiettivi di apprendimento indicati a livello nazionale sono già presenti, parzialmente coperti o del tutto assenti nella programmazione attuale. Questa analisi va fatta disciplina per disciplina, perché la trasversalità dell’educazione civica non significa che tutti i docenti facciano le stesse cose — significa che ciascuno contribuisce con la propria prospettiva disciplinare.
Secondo passaggio: aggiornare le rubriche di valutazione. Se quelle in uso risalgono all’impianto del 2020, probabilmente non riflettono i traguardi nazionali ora vigenti. Costruire o adattare strumenti valutativi condivisi è un investimento di tempo che ripaga in chiarezza e coerenza.
Terzo: formarsi sulle Indicazioni 2025. Non è un documento di lettura immediata, ma contiene indicazioni preziose sul rapporto tra conoscenza, verticalità e valutazione che cambiano il modo di pensare l’intero curricolo — educazione civica inclusa. Molti istituti stanno già organizzando gruppi di lavoro interni; chi non lo ha ancora fatto ha tutto l’interesse a farlo prima che arrivino le prossime scadenze di revisione del PTOF.
Navigare tra la Legge 92/2019, il DM 183/2024 e il DM 221/2025 non è semplice, e sarebbe sbagliato fingere che basti una circolare per mettere tutto a posto. Ma il quadro normativo, letto con attenzione, offre finalmente agli insegnanti del primo ciclo qualcosa che mancava: traguardi chiari, una struttura riconoscibile e — almeno nelle intenzioni — una legittimazione piena di un insegnamento che per troppo tempo era rimasto ai margini. Sta ora alla comunità scolastica trasformare questa cornice in pratica didattica autentica, capace di formare cittadini consapevoli e non solo studenti informati.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








