Scuola

Paolo Mendico, dai diari emergono nuovi dettagli strazianti sul bullismo a scuola: la confessione inedita

paolo mendico rivelazione
Paolo Mendico, altre strazianti rivelazioni (www.lascuolafanotizia.it - X saures788)

Il bullismo è una delle maggiori piaghe della società, e ne abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione in questo caso.

Definire il bullismo è qualcosa di molto complesso, tante sono le storie che raccontano un episodio piuttosto che un altro. Basta essere coscienti, forse, che si tratta di una piaga orrenda, che può rendere inerme anche la persona più gioiosa e serena possibile.

Tuttavia, fra i tanti racconti che prendono vita in Italia in merito al bullismo a scuola, quello che ha colpito maggiormente forte intorno al petto è quello di Paolo Mendico.

Il giovane studente di 14 anni che si è suicidato qualche mese fa in seguito ai troppi episodi di cui è rimasto vittima, continua a stringere il cuore della sua famiglia, che legittimamente seguita a chiedere una giustizia che sul piano morale è già stata fondamentalmente riconosciuta (e ci mancherebbe altro). Perché torniamo a parlarne? Perché dal diario del piccolo Paolo sono emersi nuovi strazianti dettagli su quello che era obbligato a subire regolarmente.

Bullismo a scuola, altre rivelazioni struggenti dal diario di Paolo Mendico: i dettagli

Paolo Mendico non c’è più, è scomparso da diversi mesi. Ma non l’ha fatto la sua storia, che ha addolorato fortemente mezza Italia. Lui che veniva deriso, umiliato, definito ‘spia’ o ‘femminuccia’ dai compagni di classe, che lo isolavano. E lui, di tutta risposta, ha deciso di scrivere e scrivere e ancora scrivere. Adesso è tutto in mano alla Procura di Cassino, che indaga sul suicidio del giovane studente che ha perso la vita cinque mesi fa.

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Un dolore costante, dimostrato dai quaderni in mano alla procura (www.lascuolafanotizia.it – X Florinda Ambrogio)

In uno dei tanti quaderni, come riportato dal Corriere della Seria, il 14enne racconta di un professore che lo avrebbe insultato urandogli contro per un esercizio sbagliato, e peraltro davanti al resto della classe. E ancora, rimproverato pubblicamente per aver bevuto dalla borraccia senza permesso. Umiliazioni su umiliazioni che si sono ripetute e hanno portato alla tragedia che commentiamo da diversi mesi, perché quando neanche gli sfoghi personali sono stati sufficienti, il silenzio ha preso il posto della penna, e la decisione di togliersi la vita di quei quaderni macchiati di dolore, frustrazione, sofferenza.

Tanta sofferenza, impossibile da scartare in un contesto disfunzionale e di profonda solitudine, che a 14 anni è peggio di un brutto voto o di un’amicizia svanita. Paolo definiva, la sera del 10 settembre 2025, la scuola una prigione. Ed è semplicemente fuggito. Non come ha voluto, ma nel modo in cui ha potuto farlo. Questo, di sicuro, deve lasciare riflettere tutti quanti. Al di là, poi, delle decisioni che i giudici prenderanno. Perché, comunque sia, giustizia o non giustizia, Paolo non tornerà mai più.

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