Economia

Cambia la cifra che incassi con l’assegno unico: ecco cosa devono fare le famiglie italiane

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Come funziona l'Assegno Unico - lascuolafanotizia.it

Di recente è stata introdotta una grande novità sull’assegno unico. Ecco cosa cambia dal 2026 e cosa devono fare gli italiani.

A partire da marzo, per continuare a ricevere l’Assegno Unico a seconda della propria fascia di reddito, è importante avere con sé una nuova Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU). Qualora l’aggiornamento non fosse effettuato entro il 29 febbraio, l’INPS erogherà in modo automatico l’importo minimo legale, anche a chi spetta una cifra più alta. Presentando però l’ISEE entro il 30 giugno, si potrà ricevere il pagamento retroattivo a partire da marzo. Una volta che viene superata questa data, le differenze non saranno recuperabili e, per evitare riduzioni temporanee del beneficio, si consiglia di anticipare i tempi.

Cosa cambia sull’assegno unico

Succede ogni anno: l’Assegno Unico viene adeguato al costo della vita e, a tal proposito, si tiene conto dell’indice FOI che misura i prezzi al consumo. Questo aggiornamento dà la possibilità che resti stabile il potere d’acquisto, soprattutto in un contesto economico che va spesso a pesare sui bilanci domestici. L’aumento non si limita solo alla quota per ciascun figlio, ma include anche delle variabili come le famiglie numerose, le madri under 21 e i nuclei con figli disabili. Nel 2024, la soglia ISEE è stata alzata a circa 17.090 euro, mentre il limite per ricvere solo la quota minima ha superato i 45.500 euro.

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Come funziona l’Assegno Unico – lascuolafanotizia.it

Per ogni figlio minore, la cifra massima può quindi superare i 199 euro mensili nelle famiglie con ISEE più basso, mentre la quota minima va intorno ai 57 euro. Per i giovani tra i 18 e i 21 anni, gli importi sono invece minori. L’Assegno Unico cambia quindi in base a com’è composto il nucleo familiare: aumentano dal terzo figlio in poi e ci sono integrazioni anche se entrambi i genitori lavorano, favorendo così la conciliazione tra lavoro e cura della famiglia. Per i figli disabili non ci sono invece limiti d’età, con delle maggiorazioni che cambiano ogni anno.

Inoltre, le madri con un’età inferiore ai 21 anni ricevono una quota fissa aggiuntiva e, solitamente, i pagamenti vengono effettuati nella seconda metà del mese, ma possono esserci – nel corso dei mesi – anche delle variazioni. Per questo motivo, occorre controllare con regolarità il fascicolo previdenziale sul portale INPS, in modo da non trovare delle sorprese inaspettate. Non si deve fare una nuova domanda, a meno che non ci siano cambiamenti nel nucleo familiare come una nascita oppure la maggiore età di un figlio raggiunto. Se si procede quindi a un controllo periodico, ci si assicura che tutto l’importo venga effettivamente ricevuto.

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