In arrivo un’inaspettata sorpresa per i futuri pensionati classe 1960, la pensione di vecchiaia si fa ancora più vicina.
La manovra di Bilancio non ha introdotto modifiche per la pensione di vecchiaia nel 2026, confermando requisiti identici a quelli previsti negli anni precedenti. La stabilità normativa rappresenta una buona notizia, poiché dal 2027 scatterà il primo aumento dell’età pensionabile previsto dagli adeguamenti alla speranza di vita.
Nel 2026, quindi, il diritto alla pensione resta fissato al compimento dei 67 anni, con almeno 20 anni di contributi versati. La misura continua a essere accessibile ai lavoratori retributivi, misti e contributivi, con differenze legate al metodo di calcolo e ai requisiti economici.
Pensione di vecchiaia, cosa cambia nel 2026
Non tutti i nati nel 1959 potranno però accedere alla pensione, poiché per i contributivi puri è necessario raggiungere un importo almeno pari all’assegno sociale. Se il trattamento risulta inferiore alla soglia prevista, il diritto alla pensione di vecchiaia non può essere riconosciuto.

Per le mamme lavoratrici la pensione si avvicina ancora di più – lascuolafanotizia.it
Esiste però anche la situazione opposta, alcuni nati nel 1960, e perfino nei primi mesi del 1961, potranno uscire già nel 2026. La possibilità riguarda specifiche categorie di lavoratori che beneficiano di agevolazioni introdotte dalla riforma contributiva del 1996.
In particolare, le lavoratrici madri possono anticipare l’accesso grazie allo sconto contributivo riconosciuto per ogni figlio avuto. La normativa prevede una riduzione di 4 mesi per figlio, con un massimo di 16 mesi per chi ha avuto almeno 4 figli dal 2025.
In precedenza il limite era di 12 mesi per almeno 3 figli, ma l’ampliamento consente ora un anticipo più significativo. Sono proprio queste lavoratrici contributive pure che, pur nate nel 1960 o nei primi 4 mesi del 1961, possono maturare il requisito anagrafico già nel 2026.
Resta comunque indispensabile che l’importo della pensione risulti almeno pari all’assegno sociale, requisito imprescindibile per i contributivi puri. Senza tale soglia economica, l’accesso alla pensione di vecchiaia non può essere autorizzato, indipendentemente dall’età anagrafica raggiunta.
Accanto alle lavoratrici madri, esiste un’altra categoria che può anticipare l’uscita rispetto ai 67 anni previsti dalla normativa generale. Gli addetti ai lavori gravosi o usuranti mantengono infatti un requisito anagrafico ridotto, fissato a 66 anni e 7 mesi.
Questa agevolazione consente un anticipo di 5 mesi rispetto alla soglia ordinaria, rappresentando una delle poche deroghe ancora attive nel 2026. Si tratta però dell’ultimo anno di applicazione della salvaguardia, salvo eventuali interventi legislativi futuri.
Per accedere all’anticipo è necessario aver maturato almeno 30 anni di contributi effettivi, senza periodi figurativi, volontari o riscattati. La condizione limita la platea dei beneficiari, ma offre comunque una via d’uscita anticipata rispetto alla regola generale prevista per la pensione di vecchiaia.








