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Valditara lancia l’allarme sui social e impone il divieto di cellulare a scuola: la decisione estrema

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Valditara lancia l’allarme sui social e impone il divieto di cellulare a scuola: la decisione estrema - lascuolafanotizia.it

Valditara accusa i social di alimentare bullismo e disumanizzazione. Ecco le misure adottate nelle scuole italiane nel 2026.

Nel corso di un evento nazionale sul valore della lettura e scrittura su carta nell’epoca dell’intelligenza artificiale, il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha lanciato un messaggio netto e divisivo: i social network compromettono lo sviluppo umano dei giovani, promuovendo comportamenti violenti, isolando dalle relazioni reali e minando persino la libertà individuale. Il convegno, tenutosi a Roma l’8 febbraio 2026, ha visto la partecipazione di docenti, pedagogisti e studenti, ma è stata proprio l’intervento del Ministro a catalizzare l’attenzione: “Da quando si sono diffusi i social, assistiamo a una crescita esponenziale di aggressività, bullismo e odio”. Non si tratta solo di una questione italiana, ha chiarito, ma di una tendenza mondiale, strettamente legata alla diffusione di piattaforme digitali tra i più giovani.

Il Ministro ha quindi tracciato un collegamento diretto tra tecnologia e regressione sociale, ribadendo che la scuola deve agire con urgenza. Mentre l’uso dei dispositivi digitali si espande in ogni fascia d’età, l’Italia adotta misure controcorrente, cercando di ripristinare relazioni autentiche, sviluppare memoria e attenzione e recuperare strumenti educativi tradizionali, dalla calligrafia al diario cartaceo.

Social, violenza e identità: il cuore dell’allarme del Ministro

Il nucleo del discorso di Valditara ruota attorno a un punto preciso: i social non sono strumenti neutrali, ma veicoli di alienazione, impoverimento cognitivo e perdita dell’identità personale. La sua denuncia parte da dati concreti: “Abbiamo assistito a un’esplosione di fenomeni di bullismo, insulti gravi, violenza verbale e comportamenti autodistruttivi”, ha dichiarato. In particolare, il Ministro fa riferimento a dinamiche globali, osservate in tutti i paesi dove l’uso dei social è penetrato nel quotidiano scolastico.

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Social, violenza e identità: il cuore dell’allarme del Ministro – lascuolafanotizia.it

Ma la critica va oltre. Secondo Valditara, l’uso compulsivo del cellulare danneggia la memoria, e colpendo la memoria si mina la nostra storia personale, il legame con la comunità, la possibilità di ragionare con autonomia. “La scuola deve insegnare la libertà – ha detto – e libertà significa non essere schiavi di nulla”. È qui che il discorso diventa più radicale: vietare il cellulare nelle scuole non è solo una misura disciplinare, ma una scelta culturale, educativa, persino politica.

Lo smartphone viene visto come un nemico dell’apprendimento reale, del contatto diretto, della crescita interiore. Per questo, il Ministero ha introdotto il divieto d’uso degli smartphone in classe, anche a fini didattici, estendendolo persino ai momenti di pausa. L’obiettivo? “Recuperare l’attenzione, le relazioni, la capacità pratica che attiva tutte le sfere del cervello”, ha spiegato il Ministro. Una forma di “disintossicazione digitale”, necessaria per arginare quella che definisce una deriva culturale di massa.

Nuove regole tra calligrafia, diario e poesie: cosa cambia davvero nella scuola

Parallelamente al blocco dei cellulari, Valditara ha annunciato una serie di interventi strutturali, tra cui il ritorno al diario cartaceo, l’obbligo di scrittura in corsivo e l’apprendimento a memoria delle poesie. Queste scelte, spiega il Ministro, non sono nostalgiche, ma rispondono alla necessità di educare alla bellezza, al rispetto dell’altro, alla cura del pensiero.

La scrittura in corsivo, ad esempio, viene presentata come uno strumento di ordine mentale. “Scrivere in corsivo significa fare uno sforzo, mettersi nei panni dell’altro, pensare che qualcuno dovrà leggerti. È un atto di rispetto”. In questa visione, anche il diario cartaceo torna ad avere un senso formativo: segna il tempo, organizza il pensiero, crea un rapporto fisico con il sapere. Nessuna app può sostituire questa dimensione.

Suscita polemiche, invece, l’imposizione delle poesie da imparare a memoria, che alcuni hanno definito un ritorno autoritario. Ma Valditara risponde con fermezza: “Mi hanno dato del fascista per questo, ma lo facciamo per i giovani, per aiutarli a essere umani”. L’atto mnemonico viene quindi riabilitato: non è solo esercizio mentale, ma strumento per conservare la memoria collettiva, un modo per radicarsi nella propria storia e sfuggire alla superficialità digitale.

Nel frattempo, il Ministero continua ad investire in tecnologia, con oltre 2 miliardi di euro stanziati per digitalizzare le scuole italiane. Tuttavia, sottolinea Valditara, non si tratta di un’apologia del digitale, ma di una strategia bilanciata che unisce strumenti moderni e consapevolezza critica. “Le scuole devono insegnare l’uso degli strumenti, ma anche i loro rischi”, ha detto. Una formazione che non separa competenze e valori, ma li fonde per formare cittadini consapevoli, capaci di vivere nel presente senza subirlo.

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