Il buono tanto atteso, e ormai non ci credeva più nessuno, finalmente è arrivato: ci sono importanti novità nel mondo della scuola.
Per anni il personale scolastico ha atteso un segnale concreto, un riconoscimento che sembrava non arrivare mai.
Ora, però, qualcosa si muove davvero. La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 25525/2025 ha riacceso il dibattito su un tema che il mondo della scuola considera cruciale: il diritto ai buoni pasto per docenti e ATA, al pari degli altri lavoratori della Pubblica Amministrazione. Una misura che, oltre a colmare una disparità storica, potrebbe finalmente restituire dignità e equità a una categoria che sostiene quotidianamente il sistema educativo del Paese.
Scuola, arriva il buono tanto atteso
La sentenza della Cassazione ha infatti ribadito un principio fondamentale: i dipendenti pubblici che superano le sei ore di servizio hanno diritto alla pausa e al ristoro. Un diritto che, per molti lavoratori della PA, si traduce nell’erogazione dei buoni pasto. Per il personale scolastico, invece, questa possibilità è rimasta per anni un miraggio, nonostante orari spesso frammentati, rientri pomeridiani, attività aggiuntive e un carico di lavoro che va ben oltre la semplice presenza in aula.
L’idea di estendere i buoni pasto anche alla scuola non è solo una questione economica, ma un tema di equità. Riconoscere questo benefit significherebbe valorizzare un settore che svolge un ruolo essenziale nella crescita culturale e sociale del territorio. In un momento storico in cui la scuola è chiamata a rispondere a sfide sempre più complesse – dalla dispersione scolastica all’inclusione, dalla digitalizzazione alla gestione delle emergenze – ignorare le esigenze dei lavoratori che la tengono in piedi appare sempre meno giustificabile.
Per questo motivo, cresce l’attesa verso il rinnovo del CCNL 2025/2027, che potrebbe finalmente includere in modo strutturale l’erogazione dei buoni pasto. Una scelta che il mondo della scuola considera non più rinviabile. Inserire questa misura nel contratto significherebbe dare un segnale chiaro di attenzione e rispetto verso una categoria che, troppo spesso, si sente dimenticata.

Scuola, arriva il buono pasto: come funzionerà – Lascuolafanotizia.it
Il beneficio, inoltre, avrebbe un impatto concreto anche sul piano economico. In un contesto segnato da un’inflazione persistente e da un aumento generalizzato del costo della vita, i buoni pasto rappresenterebbero un aiuto reale per migliaia di lavoratori. Una forma di sostegno quotidiano che potrebbe alleggerire le spese e migliorare la qualità della vita, soprattutto per chi vive in aree dove il costo dei servizi è particolarmente elevato. Il tema, dunque, non riguarda solo il riconoscimento formale di un diritto, ma anche la volontà politica di investire nella scuola e nelle persone che la rendono possibile.
Docenti, collaboratori scolastici, amministrativi: tutti contribuiscono, con ruoli diversi, al funzionamento di un sistema che rappresenta uno dei pilastri della società italiana. La speranza è che il governo colga questo momento come un’opportunità per correggere una disparità storica e per dare un segnale concreto di vicinanza al mondo dell’istruzione.
Perché la scuola non è solo un luogo di apprendimento: è un presidio sociale, culturale e umano. E chi ci lavora merita condizioni dignitose, strumenti adeguati e un riconoscimento che vada oltre le parole. Il buono pasto, in questo senso, non è un semplice benefit: è un simbolo di equità, rispetto e attenzione verso chi ogni giorno contribuisce alla formazione delle nuove generazioni. E forse, questa volta, il cambiamento è davvero a un passo.








