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Allarme salute, questi Comuni italiani sono tra i più radioattivi d’Europa: il motivo ti lascerà senza parole

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Allarme salute, questi Comuni italiani sono tra i più radioattivi d’Europa - lascuolafanotizia.it

Secondo l’Onu e il Corriere della Sera, questa è l’area più radioattiva del pianeta. Ecco cosa c’è sotto.

In una classifica pubblicata dal Corriere della Sera e basata su un rapporto delle Nazioni Unite, Orvieto e il Viterbese figurano tra le aree con il più alto tasso di radioattività naturale in Italia. Un dato che sorprende, ma che trova una spiegazione geologica: è proprio la composizione del sottosuolo—ricco di rocce vulcaniche e tufo—ad alimentare la presenza di elementi radioattivi come uranio, torio e potassio-40. Tra i prodotti di queste trasformazioni spicca il gas radon, invisibile, inodore, ma potenzialmente pericoloso per la salute.

5 millisievert l’anno: cosa significa per chi vive nell’area

Secondo i dati riportati, la dose annuale di radiazioni a Orvieto può raggiungere i 5 millisievert (mSv), un valore sensibilmente più alto della media nazionale. Per avere un confronto: l’esposizione media alla radioattività naturale in Italia si aggira intorno a 3 mSv/anno. Una parte di questa esposizione proviene da fonti cosmiche—i cosiddetti raggi cosmici—ma la gran parte è legata alla radioattività terrestre, cioè alla presenza di elementi naturali nel suolo.

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La dose annuale di radiazioni a Orvieto può raggiungere i 5 millisievert – lascuolafanotizia.it

In montagna, ad esempio, i raggi cosmici diventano più intensi: sulla vetta del Monte Bianco, la dose annua può salire fino a 2 mSv, proprio per la minore protezione dell’atmosfera. Ma a Orvieto, l’anomalia non è legata all’altitudine, bensì alla chimica delle rocce locali. I suoli di origine vulcanica presenti nella zona generano quantità più alte del normale di radon, un gas radioattivo che si sprigiona naturalmente dalla terra e può accumularsi negli ambienti chiusi.

Secondo i tecnici, il problema principale non è tanto l’esposizione all’aperto, dove il radon si disperde, ma la concentrazione del gas negli edifici, soprattutto nei piani bassi e negli interrati. La sua presenza costante e prolungata rappresenta la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo di sigaretta, secondo le stime ufficiali dell’Organizzazione mondiale della sanità.

A livello pratico, 5 mSv all’anno non rappresentano una soglia di allarme immediato, ma segnalano un’esposizione più alta della norma, tale da richiedere misure preventive nelle abitazioni e negli edifici pubblici. Le autorità raccomandano misurazioni periodiche del gas radon e, in caso di livelli eccessivi, interventi di ventilazione o risanamento.

Le rocce vulcaniche sotto Orvieto, il radon e le altre “zone calde” italiane

Il fenomeno che interessa l’area di Orvieto e del Viterbese non è isolato. Al contrario: si estende lungo un’ampia fascia che abbraccia la Maremma toscana, il basso Lazio e parte del Ternano umbro. Le rocce di origine vulcanica presenti in questi territori sono ricche di elementi radioattivi, e contribuiscono a creare un fondo naturale elevato di radiazioni.

La classifica mondiale delle zone con la più alta radioattività naturale vede al primo posto Ramsar in Iran, seguita da Karunagapalli (India), Guarapari (Brasile), Arkaroola (Australia) e Yangijang (Cina). Orvieto è la prima località italiana inserita in questa lista, a conferma dell’unicità geologica dell’area.

La formazione del gas radon è strettamente legata alla presenza di uranio e torio nelle rocce. Questi elementi si degradano nel tempo, rilasciando il gas, che tende a salire in superficie e filtrare nelle costruzioni. In ambienti mal ventilati può raggiungere concentrazioni pericolose, che variano in base alla stagione, all’umidità e alla struttura dell’edificio.

L’Italia non ha ancora adottato una normativa nazionale unificata sul monitoraggio obbligatorio del radon in tutte le case. Ma molte Regioni, soprattutto nel centro Italia, hanno avviato campagne di misurazione e piani di intervento. Il consiglio, per chi vive in zone vulcaniche o in edifici con scarsa aerazione, è quello di rivolgersi a tecnici qualificati per effettuare un test. Alcuni dispositivi, simili a piccoli rilevatori, possono restare in casa per 90 giorni e fornire una stima affidabile della concentrazione media.

Il gas radon non si vede, non si sente, ma può diventare un nemico silenzioso. Lo sanno bene in territori come l’Alta Tuscia, dove il tufo domina il paesaggio urbano e rurale. Qui, anche le costruzioni moderne rischiano di essere vulnerabili, se non progettate con accorgimenti adeguati.

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