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DSA e ADHD in classe: 16.361 firme chiedono formazione per tutti gli insegnanti, non solo i sostegni

DSA e ADHD in classe: 16.361 firme chiedono formazione per tutti gli insegnanti, non solo i sostegni

DSA e ADHD in classe: perché la formazione degli insegnanti non può restare opzionale

Quante volte hai sentito un genitore raccontare che il figlio con DSA o ADHD viene ancora oggi rimproverato per la sua distrazione, o che l’insegnante di matematica non sa nemmeno cosa sia un Piano Didattico Personalizzato? Il punto è che non si tratta di episodi isolati. È una lacuna strutturale — e finalmente qualcuno ha deciso di metterla nero su bianco, raccogliendo migliaia di firme per chiedere una formazione insegnanti su DSA e ADHD che sia obbligatoria per tutti i docenti, non solo per chi insegna sul sostegno. La petizione, lanciata su Change.org da Sonia Brescianini, una madre della provincia di Brescia, ha superato le 16.000 firme e ora è stata formalmente presentata al Ministero dell’Istruzione e del Merito. Un segnale che non si può ignorare.

Chi ha lanciato la petizione e cosa chiede

Sonia Brescianini non è una ricercatrice universitaria né una rappresentante sindacale. È una madre — come tante — che ha vissuto sulla propria pelle le difficoltà di un figlio che affronta ogni giorno una scuola non sempre preparata ad accoglierlo. Da questa esperienza diretta è nata la petizione su Change.org per la formazione obbligatoria su ADHD e DSA, che al momento della pubblicazione dell’articolo di Superando datato 8 luglio 2026 aveva già raccolto 16.388 firme verificate, mentre altre fonti riportano il dato di 16.361 firme — una differenza minima dovuta alle diverse date di rilevazione.

La richiesta è chiara e precisa: corsi formativi obbligatori su ADHD e Disturbi Specifici dell’Apprendimento per tutti i docenti italiani, non soltanto per quelli di sostegno. La petizione sottolinea un punto fondamentale: il docente di sostegno non è sempre presente, e non tutti gli studenti con DSA o ADHD ne hanno uno assegnato. Questo significa che nella stragrande maggioranza delle ore scolastiche, questi ragazzi si trovano da soli di fronte a insegnanti curricolari che spesso non hanno ricevuto alcuna preparazione specifica su come gestire le loro esigenze.

Il problema reale: cosa succede in classe ogni giorno

Bisogna essere onesti su questo punto: la formazione insegnanti su DSA e ADHD, nella sua forma attuale, è frammentata, spesso volontaria e profondamente disomogenea da scuola a scuola. Un docente di lettere alle medie può non aver mai frequentato un solo corso su come riconoscere la dislessia o su come strutturare una verifica per uno studente con difficoltà attentive. E questo non è necessariamente colpa sua — se nessuno ha mai reso quella formazione obbligatoria, il problema è sistemico.

Il risultato pratico è che molti studenti con DSA o ADHD vivono la scuola come un campo minato:

  • Vengono valutati con gli stessi strumenti degli altri, senza adattamenti, perché l’insegnante non sa come predisporli.
  • Vengono scambiati per pigri o poco motivati quando in realtà stanno lottando con difficoltà neurobiologiche reali.
  • Non ricevono le misure dispensative e compensative previste dalla legge perché chi dovrebbe applicarle non sa come farlo concretamente.
  • Subiscono commenti o dinamiche che minano la loro autostima in modo duraturo.

Non è tanto una questione di cattiveria o malafede: è ignoranza formativa. E l’ignoranza si cura con la conoscenza — cioè, nella pratica, con la formazione.

Perché il solo docente di sostegno non basta

Un errore frequente nel dibattito pubblico è pensare che la figura del docente di sostegno risolva il problema. Occorre fare attenzione a questa semplificazione, perché la realtà è molto più complessa. Prima di tutto, non tutti gli studenti con DSA o ADHD hanno diritto a un insegnante di sostegno: il sostegno è previsto per alunni con disabilità certificate ai sensi della legge 104, mentre i DSA rientrano in un quadro normativo diverso — la legge 170 del 2010 — che prevede strumenti compensativi e misure dispensative, ma non necessariamente un docente dedicato.

In secondo luogo, anche quando il sostegno è presente, copre solo una parte delle ore settimanali. Il ragazzo con ADHD che fatica a mantenere l’attenzione durante la spiegazione di storia o di scienze si trova comunque, per molte ore alla settimana, con un docente curricolare che potrebbe non sapere come strutturare la lezione in modo efficace per lui.

La petizione di Sonia Brescianini coglie esattamente questo punto: la formazione insegnanti su DSA e ADHD deve diventare una competenza diffusa, trasversale, presente in ogni aula — non una specializzazione riservata a pochi. Come sottolinea la petizione stessa, il sostegno non è sempre disponibile e non tutti gli studenti ne hanno uno. Questo rende la preparazione di tutti i docenti non un optional, ma una necessità concreta.

Cosa chiedono le famiglie: una scuola davvero inclusiva

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Immagine generata con AI

Il messaggio delle oltre 16.000 firme raccolte è uno solo: la scuola inclusiva non si costruisce solo con le leggi, ma con la formazione di chi quelle leggi deve applicarle ogni giorno. Le famiglie che hanno firmato la petizione — e che continuano a farlo — non stanno chiedendo privilegi. Stanno chiedendo che i propri figli vengano accolti da professionisti preparati.

In concreto, una formazione obbligatoria sulla gestione di DSA e ADHD in classe potrebbe includere:

  • Riconoscimento precoce dei segnali: saper osservare comportamenti che possono indicare difficoltà di apprendimento o attenzione, prima ancora di una diagnosi formale.
  • Strumenti compensativi: mappe concettuali, testi semplificati, tempi aggiuntivi, uso di software di sintesi vocale — sapere cosa sono e come integrarli nella didattica quotidiana.
  • Misure dispensative: capire quando è corretto esonerare uno studente da alcune prestazioni (come la lettura ad alta voce) senza che questo diventi una penalizzazione mascherata.
  • Comunicazione con la famiglia: costruire un dialogo efficace con i genitori, che spesso sono la prima fonte di informazioni sul figlio e i suoi bisogni.
  • Gestione del comportamento in classe: strategie pratiche per lavorare con studenti con ADHD senza compromettere il clima della classe.

Non si tratta di trasformare ogni insegnante in uno specialista di neuropsicologia. Il metodo più efficace è fornire competenze operative, concrete, direttamente spendibili in aula — esattamente quello che una formazione obbligatoria e ben strutturata potrebbe garantire.

La petizione è arrivata al Ministero: e adesso?

La petizione è stata formalmente presentata al Ministero dell’Istruzione e del Merito. Questo è un passaggio importante: significa che la richiesta ha superato la fase della semplice raccolta firme online e si è trasformata in un atto ufficiale di interlocuzione istituzionale. Come riportato da Superando, uno dei siti di riferimento per il mondo della disabilità e dell’inclusione scolastica in Italia, la questione è ora sul tavolo delle istituzioni.

Bisogna ricordare che le petizioni, da sole, non cambiano le leggi — ma creano pressione politica, alimentano il dibattito pubblico e danno voce a chi altrimenti faticherebbe a farsi sentire. Oltre 16.000 firme rappresentano altrettante famiglie, insegnanti, educatori e cittadini che ritengono questo tema prioritario. È un numero che parla chiaro.

Come puoi contribuire anche tu

Se sei un genitore di un figlio con DSA o ADHD, un insegnante che vuole migliorare la propria pratica, o semplicemente una persona che crede in una scuola più equa, ci sono cose concrete che puoi fare adesso:

  • Firmare la petizione su Change.org, se non l’hai ancora fatto, e condividerla nella tua rete.
  • Informarti sui tuoi diritti: la legge 170/2010 sui DSA e le relative linee guida ministeriali sono documenti pubblici, accessibili a tutti.
  • Se sei insegnante, cercare percorsi di aggiornamento già disponibili — in attesa che la formazione diventi obbligatoria, la formazione volontaria è già un passo avanti.
  • Parlare con il consiglio di classe e il dirigente scolastico: la pressione dal basso, all’interno delle singole scuole, può anticipare i cambiamenti normativi.

Una scuola che include davvero: il punto di arrivo

La formazione insegnanti su DSA e ADHD non è una questione tecnica riservata agli addetti ai lavori. È una questione di equità. Ogni studente — indipendentemente dalle sue caratteristiche neurologiche — ha diritto a incontrare docenti capaci di riconoscere i suoi bisogni e di rispondervi in modo adeguato. Questa non è un’utopia: è ciò che le leggi già prevedono, e che la realtà quotidiana di molte classi italiane ancora non garantisce.

La petizione di Sonia Brescianini, con le sue oltre 16.000 firme e la sua presentazione formale al Ministero, è un promemoria potente: le famiglie sono stanche di aspettare. Il cambiamento passa dalla formazione — obbligatoria, strutturata, per tutti. Perché una scuola davvero inclusiva non si misura dai documenti che produce, ma da quello che succede ogni mattina, dentro ogni aula, tra un insegnante e il suo studente.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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