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Sicurezza a scuola, anche a Bologna si valuta il metal detector: quando si dovrà usare

Metal detector a scuola
Sicurezza a scuola, anche a Bologna si valuta il metal detector: quando si dovrà usare - lascuolafanotizia.it

A Bologna i metal detector saranno installati solo su richiesta dei dirigenti scolastici, in casi mirati. Nessuna regola generale, ma prevenzione e dialogo con le scuole.

Anche a Bologna il tema della sicurezza nelle scuole viene affrontato senza ricette uguali per tutti. L’eventuale installazione di metal detector negli istituti scolastici non sarà automatica né generalizzata. A chiarirlo è stato il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, riunito nei giorni scorsi in prefettura. Alla base della linea adottata, c’è un principio di prudenza operativa, che lascia margini decisionali ai dirigenti scolastici, evitando interventi standardizzati. Solo in presenza di situazioni concrete di criticità sarà possibile valutare l’adozione di strumenti di controllo.

Collaborazione e responsabilità scolastica: la circolare interministeriale e il ruolo dei presidi

La riunione è stata presieduta dal prefetto Enrico Ricci, che ha fatto il punto sull’attuazione locale della circolare interministeriale del 28 gennaio 2026, firmata dai ministri dell’Interno e dell’Istruzione. Il documento introduce nuove linee guida in materia di prevenzione, vigilanza e tutela negli ambienti scolastici. Al centro c’è un modello di intervento costruito sulla collaborazione costante tra prefetture, forze dell’ordine, uffici scolastici e enti locali.

Metal detector a scuola

Collaborazione e responsabilità scolastica: la circolare interministeriale e il ruolo dei presidi lascuolafanotizia.it

Nel quadro delineato, l’installazione di metal detector non viene imposta dall’alto, ma resta una misura facoltativa, da attivare in base a valutazioni specifiche. Saranno quindi i presidi, di fronte a situazioni ritenute particolarmente delicate, a decidere se inoltrare richiesta formale alle autorità. Una scelta che mantiene il governo della scuola in mano alle sue figure apicali, pur all’interno di una cornice condivisa con le istituzioni.

Non si tratta di una rinuncia alla vigilanza, ma di un approccio modulato, che cerca di non snaturare il ruolo della scuola come ambiente educativo. La logica è quella della flessibilità, con soluzioni proporzionate alle esigenze di ogni singolo istituto. Nessuna “militarizzazione”, nessuna misura simbolica: solo interventi concreti là dove emergono criticità reali.

La linea del prefetto: più dialogo, meno repressione. E un lavoro capillare sui contesti fragili

Durante l’incontro, il prefetto Ricci ha ribadito l’obiettivo di rafforzare il legame tra istituzioni scolastiche e autorità di sicurezza. “Dare nuovo impulso al rapporto di stretta collaborazione già avviato da tempo”, ha spiegato, sottolineando come la risposta ai fenomeni violenti non possa essere solo repressiva. Al contrario, va incentivata una strategia preventiva, che affianchi agli eventuali strumenti di controllo una diffusione costante della cultura della legalità, del rispetto e della responsabilità collettiva.

Nel concreto, ciò si traduce in un monitoraggio attivo degli istituti più sensibili, già individuati anche se non resi pubblici. L’intenzione non è classificare le scuole, ma concentrare l’attenzione sui contesti più fragili, costruendo interventi calibrati e duraturi. I metal detector, in questo quadro, rappresentano una possibilità tra le tante, non una regola da applicare ovunque.

Il rischio, evidenziato tra le righe, è che l’introduzione generalizzata di dispositivi di sicurezza finisca per trasformare l’ambiente scolastico in un presidio permanente, con effetti negativi sulla percezione di chi la scuola la vive ogni giorno. Per questo si punta a presidiare senza snaturare, agire con precisione senza generare allarmismi, ascoltare le scuole prima di decidere per loro.

La linea adottata a Bologna sembra riflettere una strategia nazionale che non cerca visibilità immediata, ma costruisce strumenti efficaci a partire dai territori. Ogni istituto, ogni comunità scolastica, avrà voce in capitolo. La sicurezza, ha ricordato il prefetto, passa prima di tutto da relazioni solide, prevenzione concreta e responsabilità condivisa.

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