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Scuola sotto assedio: tra mafie e disagio, gli autori lanciano l’allarme da Genova

Scuola sotto assedio
La scuola è l'ultima difesa per i giovani - lascuolafanotizia.it

La scuola come unico e ultimo baluardo che divide la gioventù dal crimine, il rispetto per le regole dalla mafia.

L’allarme lanciato dagli autori del libro “E-mail a una professoressa”, presentato a Genova, nasce da un’osservazione semplice ma potentissima, espressa chiaramente tra le pagine scritte. La scuola è l’unico luogo capace di contrastare davvero mafie, devianza e disagio, insegnando a vivere la vita con occhi nuovi.

Secondo gli autori, la criminalità organizzata teme la scuola perché la scuola insegna le parole, rompe il silenzio e restituisce ai ragazzi strumenti critici indispensabili. Il progetto presentato a Palazzo Ducale rientra nelle iniziative di “Fame di verità e giustizia”, percorso promosso da Libera Genova per l’anno sociale 2025/2026.

Come si cambia la scuola?

Il volume pubblicato raccoglie lettere, testimonianze e riflessioni nate all’interno del carcere, grazie al lavoro di fra Giuseppe Giunti e della giornalista Marina Lomunno. L’obiettivo è mostrare come educazione, ascolto e presenza adulta possano rappresentare l’unico vero argine alla cultura mafiosa.

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La salvezza parte dai banchi di scuola – lascuolafanotizia.it

Il testo nasce dall’esperienza diretta maturata negli istituti penitenziari, dove Giunti opera da anni accompagnando detenuti e collaboratori di giustizia in percorsi di consapevolezza. Le testimonianze raccolte mostrano come molti giovani finiti in carcere provengano da contesti segnati da povertà educativa, assenza familiare e mancanza di riferimenti adulti.

Lomunno, che cura la rubrica “La Voce Dentro”, sottolinea come il carcere resti un mondo poco raccontato, spesso relegato alla cronaca nera. La rubrica ospita lettere, recensioni e iniziative nate dietro le sbarre, offrendo uno spazio di parola a chi vive condizioni di marginalità estrema.

Secondo l’autrice, conoscere davvero la realtà detentiva aiuterebbe a comprendere quanto poco le istituzioni applichino il principio costituzionale della funzione rieducativa della pena. Il tema centrale dell’incontro riguarda il ruolo della scuola come presidio sociale, soprattutto nelle periferie dove disagio e illegalità trovano terreno fertile.

Gli autori spiegano che le “cattive compagnie” nascono dentro e fuori la scuola quando mancano educazione, ascolto e collaborazione tra famiglie e istituzioni. Una scuola che funziona non si limita alle lezioni, ma diventa luogo di crescita civica, scambio culturale e scoperta dei propri talenti.

Nelle città multiculturali, come Genova e Torino, la scuola deve insegnare rispetto reciproco, fiducia e convivenza, evitando che i ragazzi più fragili vengano spinti ai margini. L’approccio educativo ispirato all’“I care” di don Milani resta, secondo gli autori, la chiave per prevenire dispersione scolastica e devianza.

Il libro insiste anche sul valore della parola come strumento di emancipazione, perché la mafia teme chi pensa, riflette e comprende i propri diritti. Molti detenuti raccontano di aver abbandonato la scuola troppo presto, spesso per pressioni familiari o per attrazione verso guadagni immediati e illegali.

La devianza nasce così da fame, solitudine e assenza di adulti significativi, e solo una comunità educativa forte può spezzare questo ciclo. Per questo la scuola viene definita l’ultimo vero presidio contro mafie e criminalità, capace di restituire futuro a chi rischia di perderlo troppo presto.

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