Il governo offre fino a 85.000 euro a chi si trasferisce su quest’isola e ristruttura una casa sfitto: ecco come funziona il programma.
Sempre più persone si sentono sature della città. Tra traffico costante, spazi ridotti, aria satura e ritmi incessanti, la voglia di fuggire verso una vita più semplice cresce. Ma cambiare tutto costa, ed è qui che entra in gioco Our Living Islands, il piano ideato dal governo irlandese che paga chi è disposto a trasferirsi su una delle sue isole più remote. La proposta è concreta: fino a 85.000 euro per ristrutturare una casa abbandonata su una delle 23 isole offshore coinvolte nel progetto.
Cosa prevede il programma irlandese per chi vuole cambiare vita
Our Living Islands nasce nel 2023 come parte di una strategia decennale pensata per invertire il declino demografico delle isole irlandesi più isolate, che non sono collegate alla terraferma né da ponti né da strade. Si tratta di luoghi difficilmente accessibili ma di rara bellezza naturalistica e culturale, come le isole Aran, Clare Island, Inishbofin, Tory Island e altre ancora.
Chi partecipa al programma deve acquistare un’abitazione disabitata da almeno due anni, costruita prima del 2007, e trasformarla nella propria residenza principale o in un affitto a lungo termine regolarmente registrato. L’incentivo può arrivare fino a 85.000 euro, destinati esclusivamente alla ristrutturazione dell’immobile. L’obiettivo non è solo quello di riportare vita nelle comunità locali, ma anche di tutelare il patrimonio storico, ambientale e linguistico delle isole.

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La lista delle isole ammesse è disponibile sul sito ufficiale del governo irlandese, dove è possibile scaricare anche il modulo per candidarsi. Le domande vengono esaminate in modo continuativo, e il progetto verrà aggiornato fino al 2033.
Vivere in un’isola remota: sogno idilliaco o sfida reale?
Trasferirsi in un angolo sperduto d’Irlanda non è una scelta da poco. Le isole coinvolte nel programma sono in gran parte disabitate o abitate da piccoli gruppi familiari, con pochi servizi e collegamenti stagionali via traghetto. Eppure, proprio in questo isolamento si cela il fascino dell’iniziativa: chi decide di aderire sceglie una vita a contatto con la natura, lontana dalla logica urbana.
Queste isole offrono paesaggi spettacolari, fauna selvatica unica – dai cervi rossi agli scoiattoli rossi, dalle foche alle pecore che pascolano libere – e un patrimonio culturale intatto, dove il gaelico è ancora parlato e i pub locali diventano il cuore della socialità. In più, il programma include anche investimenti in infrastrutture, come connessione internet, trasporti e supporto sanitario, per rendere più sostenibile la vita in questi luoghi.
Le testimonianze raccolte nei primi mesi del progetto parlano di un’accoglienza calorosa da parte delle comunità locali e di ritmi di vita profondamente diversi: silenzio, luce naturale, artigianato e autosufficienza. Non mancano però gli ostacoli, come l’imprevedibilità del clima, l’accessibilità limitata e la necessità di adattarsi a una routine senza automatismi.
Il progetto ha già attirato l’attenzione di famiglie, giovani coppie, pensionati e lavoratori da remoto in cerca di un nuovo equilibrio. In un momento storico in cui il concetto di casa e lavoro cambia profondamente, vivere su un’isola remota può rappresentare una forma di resistenza positiva alla frenesia contemporanea, ma anche un investimento sul futuro.








