Dai social al lavandino di casa: perché sempre più persone usano una molletta per tenere sollevato lo spazzolino
Basta pochi secondi su Instagram o TikTok per notarlo: uno spazzolino da denti appoggiato su una molletta da bucato. L’immagine, semplice ma inaspettata, ha scatenato una lunga serie di commenti, condivisioni e imitazioni, dando vita a una delle tendenze domestiche più curiose degli ultimi mesi. Non si tratta di un portaspazzolino alternativo lanciato da qualche brand, ma di un gesto quotidiano diventato virale. Sollevare lo spazzolino con una molletta: sembra banale, eppure sta facendo riflettere milioni di utenti su abitudini igieniche spesso trascurate.
Perché quella molletta sotto lo spazzolino sta facendo il giro del web
L’idea nasce da un bisogno reale: evitare che le setole dello spazzolino entrino in contatto con superfici potenzialmente sporche, come il bordo del lavandino o una mensola del bagno. In ambienti umidi, dove il vapore e gli schizzi d’acqua sono costanti, è facile che si accumulino germi e batteri invisibili. Lo spazzolino, a contatto con queste superfici, rischia di perdere la sua funzione protettiva e diventare esso stesso un veicolo di contaminazione.
La molletta, appoggiata sul piano e usata come base rialzata, consente di tenere la testina dello spazzolino sollevata da ogni appoggio. Il risultato è un’asciugatura più rapida, minor umidità residua tra le setole e un’esposizione minore a contaminazioni incrociate. Il trucco ha conquistato soprattutto chi vive in spazi condivisi – studenti, viaggiatori, famiglie numerose – ma si è diffuso anche tra chi cerca soluzioni rapide e a costo zero per migliorare le proprie abitudini quotidiane.

evitare che le setole dello spazzolino entrino in contatto con superfici potenzialmente sporche – lascuolafanotizia.it
La foto simbolo – lo spazzolino infilato nella molletta e inclinato verso l’alto – è diventata un contenuto ricorrente su molti feed. E a quanto pare, non si tratta solo di estetica o minimalismo creativo: diversi dentisti sui social hanno riconosciuto che l’idea, pur non sostituendo la corretta igiene, può essere un piccolo passo verso la prevenzione batterica.
Quando funziona davvero (e quando no): usi, limiti e accortezze del metodo “molletta”
L’efficacia di questo trucco dipende tutto dal contesto e da come viene applicato. Nei bagni condivisi di ostelli, campeggi, hotel o anche in casa durante una convivenza, evitare appoggi diretti diventa una regola di buon senso. La molletta è leggera, reperibile ovunque, facilmente lavabile e permette di improvvisare un porta spazzolino anche in assenza di supporti specifici. A differenza dei contenitori chiusi – spesso utilizzati in viaggio – non trattiene l’umidità e lascia le setole libere di asciugarsi, riducendo la proliferazione batterica.
Ma l’efficacia non è automatica. Bisogna posizionare la molletta su una superficie stabile, con l’inclinazione giusta: troppo verticale, e lo spazzolino scivola; troppo inclinata, e rischia di ribaltarsi. Le setole devono restare in alto, mai a contatto con pareti, asciugamani o altri oggetti.
È altrettanto importante ricordare che questo trucco non sostituisce le regole base dell’igiene orale: sciacquare bene lo spazzolino dopo ogni uso, non condividerlo, sostituirlo ogni tre mesi e non conservarlo in ambienti chiusi e umidi. Anche la molletta stessa va tenuta pulita, per evitare che diventi a sua volta un deposito di impurità.
Nonostante i limiti, l’uso della molletta si rivela una soluzione intelligente per chi viaggia, per chi ha bambini e vuole insegnare buone abitudini fin da piccoli, o semplicemente per chi cerca una alternativa pratica e immediata ai classici porta spazzolini.








